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mercoledì 18 marzo 2009

Fitoiatria

Nelle agricolture dei paesi industrializzati e quelli emergrnti la lotta contro avversità biologiche è stata la strategia vincente per salvaguardare le produzioni.
La chimica in questo campo ha fatto grandi progressi. L'utilizzo di questi prodotti in grosse quantità ha creato diversi prloblemi come la sterilizzazione degli ambienti;
ha distrutto i rifugi dei predatori/ parassiti;
sono state introdote nuove piante esotiche con i loro parassiti crando nuove malattie in ambienti in cui non ci sono predattori naturali. Nel campo sperimentale si sono scoperti nuovi metodi di lotta, infatti studiando il ciclo biologico dei parassiti si è scoperta una comunicazione chimica (feromoni sessuali), e la si è usata per combattere i parassiti. Si sono scoperti e allevati predatori fitofagi (lotta biologica).
L'utilizzo della fitoiatria può avvenire in due momenti:
PROFILASSI: consiste nell'agire preventivamente, cioè quando la malattia non ha ancora agito, in modo da impedire il processo infettivo.
TERAPIA: consiste nell'agire quando la malattia è già in atto.
i mezzi che vengono utilizzati in fitoiatria rispettano alcuni concetti:
mirano nei confronti del patogeno;
intervengono sull'ambiente redendolo più idoneo alla coltivazione e meno ai patogeni.
i mezzi usati in fitoiatria sono: mazzi agronomici, mezzi fisici e meccanici, mezzi biologivi, mezzi chimici, mezzi legislativi.
le cure di tipo agronomico sono pratiche normali che vengono effetuate in detterminati momenti, seguendo lo sviluppo delle piante e il ciclo dei parassiti. Alcune cure possono essere: la scelta di sementi selezionate, concimazioni con letame maturo, sistemazioni idrauliche e potature ai fruttiferi.
Utilizzando sementi selezionatesi limita la possibilità di sem inare piante infestate.
Le sistemazioniidrauliche e lavorazioni permettono di eliminare l'acqua in ecesso evitando marciumi radicali.
le potature danno forme adatte a insolazioni e ariegiamenti,
i mezzi fisici e maccanici agiscono creando ostacoli alla vita del patogeno. Alcune strategie sono: la sterilizzazione dei terrici, coprire le ferite co adeguati mastici, e bruciare i tralci della vite. Il fuoco può essere ottimo per eliminare i defogliatori. Un'altra pratica è la solarizzazione, cioè vengono vengono messi dei teli plastici trasparenti sul terreno, il calore del sole eliminano tutti i parassiti presenti sul terreno.
I mezzi legislativi sono quelle azioni volte a impedire i nuovi parassiti. uno di questi mezzi fu quello di regolamentare il commercio delle piante, sorveglianza sulle colture.

mercoledì 14 gennaio 2009

Sicurezza nei frantoi

I maggiori fattori di rischio che devono essere sottoposti a controllo sono:
-Il livello de esposizione al rumore.
-L'uso di sostanze corrosive e irritanti.
-Le caratteristiche degli ambienti di lavoro.
-Le caratteristiche delle macchine e degli impianti.
-Le caratteristiche dell'impianto elettrico.
-La movimentazione dei carichi.

RUMORE: In un frantoio i macchinari che sono la causa maggiore di rumore sono: il defogliatore, il frangitore, il decanter, il separatore. Spesso nei frantoi questi macchinari vengono posti in ambienti con soffitti bassi,o negli angoli o peggio ancora vicino le une alle altre e questo fa aumentare il rumore. Secondo alcuni studi però il rumore è causato dalle vibrazioni, quindi se noi diminuiamo le vibrazioni diminuisce anche il rumore.

Questo può avvenire:
-posizionando i macchinari distanti almeno 3 m dalle pareti.
-con una costante manutenzione dei macchinari.
-con panelli fonoassorbenti nella sala macchine.
Secondo la dichiarazione di conformità della "CE" bisogna certificare li livello di rumorosità; essa impone che le macchine e gli impianti devono essere costruiti e installati rispettando le disposizioni di legge che impongono l'adozione del Marchio "CE".

MACCHINARI. IL datore di lavoro deve fornire protezione contro l'accesso accidentale alle macchine da parte degli operatori.
AMBIENTE DI LAVORO. Il frantoio deve essere attrezzato per la sicurezzza e normativa CE di servizi igienici,uscite di sicurezza,segnaletica di sicurezza e opportuna sistemazione della pavimentazione, con pareti lavabili antisdrucciolo e con rivestimento antimuffa.

MOVIMENTAZIONE. Gli apparecchi di sollevamento per portate superiori a 200kg non devono essere manuali. Le funi, cavi e apparati di sollevamento devono essere omologati.

IMPIANTO ELETTRICO. Il frantoio è considerato un ambiente umido, quindi bisogna porre attenzione al grado di isolamento dei cavi, dei quadri e dei motori.
Estremamente importante è la messa a terra delle macchine e dell'impianto elettrico generale.

SOSTANZE CORROSIVE E IRRITANTI. Nel frantoio vengono utilizzati delle sostanze pericolose per gli operatori come: detergenti emulsionanti, disincrostanti acidi, detergenti alcalini, soda caustica.
Il datore di lavoro deve predisporre per la protezione degli operatori:
-cartelli indicativi del rischio;
-uso di guanti, occhiali e stivali;
-recipienti contrassegnati con etichette;

mercoledì 17 dicembre 2008

Vinificazione in rosso


Il processo attraverso cui un mosto diviene vino è la fermentazione alcolica. Si tratta di una reazione chimica, in cui gli zuccheri vengono convertiti dai lieviti in alcol etilico, e prodotti secondari, un processo che può essere riassunto dal seguente schema.Durante tale trasformazione l'alcol etilico che si svolge è pari al 60% dello zucchero presente nel mosto. Ne deriva che un mosto con un grado zuccherino pari al 20%, al termine della fermentazione origina un vino contenente 120 ml/l di alcol etilico, ossia 12 gradi alcolici. I prodotti secondari della fermentazione sono glicerina, diacetile, acido succinico, acido malico, acido acetico, aldeide acetica.Il mosto, ottenuto dopo diraspapigiatura delle uve, rimane a contatto con le bucce e i vinaccioli (le vinacce) per un periodo di tempo variabile in funzione dell'effetto desiderato. Se la vinificazione viene fatta avvenire lasciando fermentare il mosto in presenza delle vinacce per un periodo di tempo relativamente lungo (7-15 giorni) si utilizza il termine "vinificazione con macerazione" o alternativamente si parla di "vinificazione in rosso". Quest'ultima definizione si collega al fatto che le sostanze coloranti, presenti nelle bucce, vengono estratte nel tempo sfruttando l'azione solubilizzante dell'alcol che viene prodotto nel corso della fermentazioneEsistono al riguardo diverse tecniche utilizzate per migliorare il contatto delle vinacce, che tendono a galleggiare sul mosto formando il cosi detto "cappello", con il mosto sottostante:

a) follatura; azione meccanica esercitata sul cappello per immergerlo nel mosto (normalmente effettuata dal vignaiolo due volte al giorno);

b) rimontaggio; innaffiamento del capello dall'alto con il mosto prelevato dal basso del tino e rilanciato verso l'alto per mezzo di una pompa per liquidi;

c) fermentazione a cappello sommerso; introduzione nel tino di fermentazione di un graticcio che ostacoli l'affioratura delle vinacce sulla superficie del mosto con la formazione di un cappello che resta immerso nel mosto.

Al termine della fermentazione il vino nuovo, torbido e ricco di anidride carbonica, viene separato dalle sue vinacce mediante un travaso che prende il nome di svinatura; il vino nuovo o "fiore" viene destinato a seconda dei casi verso tini in acciaio o botti in legno, mentre le vinacce vengono sottoposte alla torchiatura dalla quale si ottiene il vino torchiato. Il vino torchiato, meno nobile di quello ottenuto dalla svinatura, può essere o riunito con il vino "fiore" o utilizzato come prodotto finito di bassa qualità.

Vinificazione in bianco


















Le sostanze responsabili del colore dei vini (antociani) sono per lo più presenti sulle bucce degli acini e nelle parti solide (raspi e vinaccioli) e vengono estratte essenzialmente nel corso della macerazione, ad opera dell'alcol che si sviluppa durante la
fermentazione. Il processo di fermentazione in assenza di vinacce viene denominata "vinificazione in bianco". Con questa tecnica è possibile ottenere vini bianchi da uve di qualunque tipo: molti champagne e spumanti si producono da uvaggi comprendenti uve bianche e rosse. Gli champagne ottenuti da uvaggi di uve bianche vengono chiamati "blanc de blancs", per indicare la loro origine.
In un processo di vinificazione in bianco dalle uve pigiate, private di raspi bucce e vinaccioli, si ottiene il "mosto fiore" che viene lasciato fermentare per un periodo di tempo di 10-20 giorni ad una temperatura inferiore ai 20°C. In alcuni casi, il mosto viene lasciato a contatto con le vinacce per un breve periodo, 12-36 ore, ad una temperatura di 7-10°C. Si tratta di un procedimento, detto criomacerazione, che consente di aumentare l'estrazione di profumi ed aromi contenuti nelle bucce, limitando nel contempo l'estrazione dei tannini. L'applicazione delle tecnologie più moderne e sofisticate, che nel campo enologico si traducono in impianti di termostatazione dotati di sorgenti fredde molto potenti ed affidabili, consentono ormai anche la sperimentazione di tecniche "estreme". Nella produzione di vini bianchi "a tiratura limitata" si trovano ormai vini ottenuti al termine di criomacerazioni a temperature prossime agli 0° C, che consentono di prolungare la macerazione sino a otto dieci giorni. I risultati sono eccellenti e consentono la realizzazione di vini bianchi con una ampiezza olfattiva e una struttura che con le tecniche tradizionali sono di fatto irraggiungibili.I vini bianchi dotati di struttura e caratterizzati da una presenza significativa di tannini si prestano molto bene, ad un affinamento in botti di legno di piccole dimensione (225-400 litri) per periodi compresi tra i 3 mesi ed 1 anno. Si ottengono vini bianchi che per ampiezza olfattiva, corpo e lunghezza di gusto sono in grado di regalare sensazioni molto piacevoli, a volte, inaspettate.

immagine tratta dal sito: www.antichivigneti.eu

lunedì 1 dicembre 2008

Fumaggine

È una malattia causata da diversi funghi che sviluppano sulla vegetazione degli olivi, soprattutto sulle foglie e sulla corteccia dei giovani rami, ricoprendoli con una sottile crosta nero-fuligginosa, da cui il nome. Provoca danni alla vegetazione, alla fioritura e alla produzione. Viene combattuta con i trattamenti rameici effettuati contro l'occhio di pavone o, eventualmente, eseguiti appositamente.

venerdì 28 novembre 2008

Occhio di pavone

L'occhio di pavone è il più pericoloso tra i funghi. È la malattia più dannosa sull'olivo. Il fungo attacca tutti gli organi verdi della pianta ma soprattutto le foglie, dove produce delle macchie rotonde di 0,5-1 cm di diametro. Queste macchie sono all'inizio bruno-scure fuligginose; invecchiando divengono grigiastre al centro e si circondano di un alone giallo, tanto da assomigliare agli "occhi" delle penne della coda dei pavoni, da cui deriva il nome della malattia. Le foglie colpite ingialliscono in parte e cadono precocemente.
Lotta: poiché le infezioni sono favorite dalle piogge prolungate o da un'elevata umidità dell'aria e da una temperatura ottimale di 12-15°C si hanno due periodi dell'anno in cui sono maggiori i rischi nei riguardi di questa malattia: l'autunno e la primavera. I prodotti più efficaci sono i sali di rame e la poltiglia bordolese. Per entrambi il tempo di carenza è di 20 giorni.

Cocciniglia mezzo grano di pepe

È la cocciniglia più comune sull'olivo. La femmina adulta (dalla forma caratteristica a mezzo grano di pepe) è di colore marrone scuro e lunga 3-4 mm, si suppone che sia una specie partenogenica, cioè depone le uova fertili senza accoppiamento, visto che non si è mai trovato il maschio. Le femmine sono molto feconde e possono deporre da 200 a 1.000 uova, delle quali una buona percentuale non si schiudono. Da quelle feconde nascono delle neanidi, piatte, ovali, allungate, di colore giallo crema, che all'inizio si muovono in cerca di alimento, dopo la seconda età si fissano lungo le nervature delle foglie e sui giovani rametti. Dal mese di maggio si trasformano in femmine adulte, che poi depongono le uova sotto lo scudetto, mentre il loro corpo si riduce progressivamente e poi muore, mentre gli scudetti rimangono a lungo attaccati ai rametti ed alle foglie proteggendo le uova. Questa cocciniglia è dannosa all'olivo sia direttamente, perchè succhia la linfa facendo deperire le piante, sia indirettamente per l'emissione di melata, sostanza dolciastra su cui si sviluppa la fumagine con riduzione dell'attività vegetativa, della fioritura e della fruttificazione causando poi le defogliazione ed il dissecamento dei rami specialmente ove la veggetazione è più folta.

mercoledì 26 novembre 2008

Pesticidi e fitofarmaci/fitosanitari


I fitofarmaci sono sostanze che, intervenendo nel ciclo biologico di un vegetale modificano la produzione o agiscono come farmaci per la cura di alcune malattie. I pesticidi inibiscono o uccidono organismi dannosi, si identificano come dei veleni: la loro funzione specifica. Questi prodotti sono composti chimici studiati per eliminare la "peste" dei campi, ad es. gli insetti parassiti, le muffe e le malerbe infestanti.
Possone essere assorbiti per inalazione, per contatto cutaneo, o attraverso l'apparato digerente.

lunedì 24 novembre 2008

Lotta integrata

La lotta integrata, è basata nel rispetto di tutte le norme ecologiche tossicologiche; essa consiste in una applicazione razionale di un complesso di misure biologiche, chimiche, colturali, con i quali si limita al minimo indispensabile l'impiego di prodotti fitosanitari contenenti sostanze chimiche, per mantenere i parassiti a livelli inferiori a quelli che provocano danni o perdite economicamente accettabili.
Per detterminare la giusta epoca del trattamento antiparassitario e il prodotto più idoneo da usare, è opportuno riccorrere ad un aiuto di un tecnico specializzato.

Per il contenimento degli attacchi della mosca delle olive, con tecnica a basso impatto ambientale, si fa uso di opportune trappole.
Queste trappole, circa una ogni due piante, fatte di materiale sintetico, contengono all'interno un attratore sessuale (feromone) di tipo diverso a seconda di cosa si vuole catturare maschi o femmine, mentre all'esterno contengono un inetticida.

mercoledì 19 novembre 2008

Lotta guidata ai parassiti dell'olivo

L'intervento chimico è previsto solo quando il grado di infezione supera una certa percentuale, ovvero quando quando i costi delle irrorazioni sono inferiori al valore della produzione. La scelta del prodotto deve tener conto delle sue proprietà di azione, tossicità, selettività; si usa il prodotto più efficace e con minore impatto ambientale, scegliendo il momento più idoneo per intervenire.

Lotta tradizionale ai parassiti dell'olivo

Prevede l'uso di prodotti chimici in fasi vegettative prestabilite considerate a rischio come ad esempio la prefioritura, maturazione delle olive.
Vengono impiegati soprattutto erbicidi e pesticidi, con numerosi interventi, a clendario senza verificare la presenza dell'infestante.
Quasta lotta comporta delle conseguenze: riduzione della fertilità del terreno, spesso erosione, ditruzione della flora microbica del terreno.

lunedì 17 novembre 2008

Separazione dell'olio


Il mosto d'olio ottenuto dall'estrazione contiene sempre una quantità residua d'acqua che viene separata per effetto della differente densità dei due liquidi attraverso la decantazione o la centrifugazione.

La centrifugazione verticale è il sistema impiegato in tutti gli impianti per separare l'olio dall'acqua. Al processo è sottoposto sia il mosto d'olio ottenuto per spremitura o per centrifugazione orizzontale, sia l'acqua di vegetazione ottenuta dalla centrifugazione orizzontale.



Allo scopo si utilizzano separatori centrifughi verticali. Che per effetto della differente densità olio e acqua si separano in due differenti efflussi. Durante la rotazione si ha un accumulo di residui solidi (morchie) che vengono espulsi tramite un sistema di sicurezza automatizzato.


Molitura e gramolatura

Dopo aver lavato e fatto sgocciolare le olive, vengono frantumate attraverso i frantoi.
Esistono diversi tipi di frantoi, i più interessanti sono:
• il frantoio a molazza;
• il frantoio a martelli.
Il frantoio con la molazza consiste in una vasca in ghisa, sul fondo di essa girano da 1 a 3 ruote in granito che schiacciano le olive contenute nella vasca.
Mentre il frantoio a martelli è costituito da martelli che ruotando sbattono le olive contro una griglia cilindrica che provoca la rottura è il passaggio delle olive attraverso i fori. La miglior qualità di olio si ottiene con l’utilizzo della molazza per la sua azione calma.





Le olive dopo essere molite si presentano sotto forma di pasta, che viene rimescolata per 20-40 minuti in modo da rompere la membrana delle cellule oleifere, consentendo così una successiva estrazione dell’olio, avendo in fine una resa maggiore di olio. Questa operazione si chiama gramolatura ed è eseguita dalla gramolatrice dotata di un recipiente cilindrico nel quale la pasta viene rimescolata grazie a delle palette rotanti. Dotate di un dispositivo possono stratificare la
pasta-d’olio sui fiscoli.


l'estrazione per sinolea


Il principio fisico su cui si basa la Sinolea, concepito fin dal 1911, è la differenza fra la tensione superficiale dell'acqua di vegetazione e quella dell'olio: per effetto di questa differenza, l'olio tende ad aderire facilmente ad una superficie metallica rispetto all'acqua, la quale viene separata per percolazione. Il metodo di estrazione viene detto anche per filtrazione selettiva.
La Sinolea consiste fondamentalmente in una vasca contenente la pasta d'olio, prodotta da un frangitore a martelli, nella quale s'immerge il dispositivo estrattore. Quest'ultimo è costituito da una serie di alcune migliaia di lame d'acciaio che viene immersa nella pasta d'olio con un moto alternativo continuo.
Ad ogni ciclo d'immersione il sollevamento del dispositivo fa sgrondare l'acqua di vegetazione per effetto della gravità mentre l'olio aderisce alle superfici metalliche.
Il moto è piuttosto lento, con una velocità di rotazione dell'ordine di 7-9 giri al minuto. Durante il moto di ritorno le superfici metalliche vanno a contatto con un dispositivo raschiatore che rimuove l'olio facendolo confluire in un sistema di raccolta. Questo sistema permette di ottenere un olio di altissima qualità, tuttavia ha una resa piuttosto bassa.

Estrazione per pressione

Dopo aver effettuato la molitura e la gramolatura, si passa all’estrazione per pressione.

Si tratta del metodo classico, che separa il mosto d’olio dalla pasta d’olio, attraverso una filtrazione per effetto di una pressione. La pressione si attua in una pressa idraulica aperta disponendo la pasta d’olio su strati sottili alternati ai fiscoli in una torre carrellata. La costruzione della torre consiste in un piatto circolare in acciaio carrellato per la movimentazione. Al centro del piatto è inserito un cilindro forato (detto foratina) che ha lo scopo di mantenere la torre in verticale e favorire il deflusso del mosto d’olio.

La costruzione della “torre” avviene secondo un ordine standard: i fiscoli costituiti di un materiale vegetale di cocco, forato al centro in modo da essere infilato lungo la foratina. Sul primo fiscolo adagiato sul fondo del piatto, si dispone uno strato di pasta d’olio spesso 3 cm, si sovrappone un secondo fiscolo e un secondo strato di pasta e cosi via. Ogni tanto si sovrappone ai fiscoli un disco in acciaio allo scopo di distribuire uniformemente la pressione. A questo punto la torre viene inserita nella pressa e sottoposta a pressioni di 400 at. Per effetto della pressione il mosto d’olio si separa dalla pasta fuoriuscendo lungo la foratina che viene poi raccolto sul piatto. Terminata l’estrazione, viene smontata e dai diaframmi viene rimossa la sansa utilizzando apposite macchine.




I vantaggi dell'estrazione per pressione sono i seguenti:

  • buona qualità delle sanse
  • ridotti consumi di energia e acqua e costi fissi contenuti
  • minori quantitativi d'acqua di vegetazione da smaltire
  • minore carica inquinante dell'acqua di vegetazione

Gli svantaggi sono i seguenti:

  • costi rilevanti per l'impiego della manodopera
  • oneri derivanti dalla difficoltà di pulizia dei diaframmi filtranti
  • funzionamento a ciclo discontinuo
  • rischio di peggioramento della qualità in caso di cattiva pulizia dei diaframmi.

Estrazione per centrifugazione

Un nuovo modo di estrarre l’olio è l’estrazione per centrifugazione. La pasta d'olio è sottoposta ad una centrifugazione in un tamburo conico ruotante ad asse orizzontale.








L’estrazione per centrifugazione avviene attraverso l’utilizzo di una centrifuga, che separa l’olio dalla pasta, che grazie alla differenza della densità suddivide l’acqua e le parti solide in diverse parti. Nella centrifuga la pasta si attacca alle pareti del tamburo mentre l’olio spinto da una corrente d’acquai immessa nella stessa risale verso l’alto separato dall’acqua di vegetazione.







I vantaggi dell'estrazione per centrifugazione si riassume nei seguenti punti.

  • alta capacità di lavoro;
  • ridotto fabbisogno di lavoro grazie all'automazione e all'inserimento in un ciclo continuo;
  • discreta qualità dell'olio per il basso grado di ossidazione e la facilità di pulizia;
  • ridotti spazi d'ingombro.

Gli svantaggi sono i seguenti:

  • elevati consumi energetici;
  • maggior consumo d'acqua;
  • costi elevati di manutenzione a causa dell'usura a cui è soggetto il tamburo;
  • costi di smaltimento dei reflui per la quantità d'acqua di vegetazione prodotta e per il maggior carico inquinante;
  • difficoltà di gestione delle sanse.



mercoledì 12 novembre 2008

Mondatura e molitura

Prima di essere lavorate le olive vengono pulite da corpi estranei quali foglie, rami,pitre,ecc. e vengono lavate con delle macchine chiamte lavatrici-asciugatrici.


Dopo di che si passa alla macinazione attraverso il frantoio a martelli o molazza, con questa operazione si ottiene la pasta-d'olio. Un composto formato da parti solide e liquide, costituita da acqua, olio, e morchie.

La raccolta dell'olivo






















Si procede alla raccolta quando la buccia della drupa assume un colore violaceo. Questo fenomeno si chiama invaiatura. L'epoca di rccolta è ottobre-gennaio per il sud italia, mentre febbraio-marzo per il nord italia.
Esistono diverse tecniche di raccolta:
  • la brucatura
  • l'abbacchiatura
  • la raccatatura.
La brucatura consiste nel raccogliere le olive direttamente dalla pianta;
l'abbacchiatura consiste nello scuotere i rami con bastoni e canne, questo è un metodo in disuso perchè provoca lesioni ai rami, creando vie d'accesso alla rogna dell'olivo;
la raccatatura consiste nel raccogliere le olive da terra, questo fenomeno avvine per la completa maturazione delle olive o per attacchi parassitari. Questa operazoìione dev'essere eseguita in tempo perchè il troppo contatto delle drupe con il terreno e l'umidità provoca un'inacidimentodelle olive e del futuro oli.
Una volta raccolte le olive devono essere trasportate in cassette forate o in sacchi ai frantoi, è consigliabile trasportare i frutti entro 48h al frantoio.

mercoledì 1 ottobre 2008

Vinificazione a livello industriale

La vinificazione attraversa vari passaggi:
il primo passaggio è certamente l'arrivo dell'uva raccolta,viene trasportata da tratrici agricoli, il passaggio successivo è la pesatura del carico, in un secondo momento si esegue la gradazione attraverso un macchinario computerizzato che attraverso una piccola trivella estrapola il succo d'uva, riuscendo cosi a stabilire il grado.
Il secondo passaggio è l'arrivo dell'uva nelle pigge meccanizzate, l'uva viene scaricata nelle pigge, una volta piggiata, tramite tubazioni adatte passa alla pressa ovviamente separati dai raspi che attraverso il lancia raspi viene separato per poi essere gettato via, una volta pressata il mosto ( succo d'uva) viene mandato in degli apositi serbatoi realizati in acciaio che si trovano all'interno dello stabilimento.
Grazie a tubazioni collegate alle presse la vinaccia viene mandata su una coclea che pian piano la fa cadere in un aposito carrello per poi essere trasportata a destinazione per lavorarla e creare cosi dei distillati.
Il mosto che si trova negli apositi serbatoi viene lasciata per un certo tempo, per poi essere mandato attraverso delle pompe specifiche in serbatoi che si trovano al di fuori. Questo lavoro viene effetuato fino ad un certo livello, dopo di che il restante mosto viene mandato in un altro macchinario chiamato centrifuga, il cui compito è quello di "lavare" il mosto diciamo meglio pulire. Con questo passaggio si ottengono due risultati: il primo risultato è il mosto che è stato purificato in precedenza e viene mandato nel serbatoio a colmare quello precedente, il secondo risultato è la feccia che viene mandato in un autoclave.
In seguito la feccia viene filtrato con un apposito filtro. Il risultato è un mosto filtrato, atto a diventare vino dolce.

martedì 27 maggio 2008

Uso dei feromoni

I feromoni sono sostanze prodotte da ghiandole specifiche degli insetti dette ghiandole a feromoni. Il secreto di queste ghiandole consente all’insetto che lo produce di segnalare quel territorio ad altri insetti della sua stessa specie, si può pertanto dire che i feromoni vengono utilizzati come dei segnali
In alcuni casi i feromoni possono essere dei segnali involontari come ad esempio capita per alcuni per alcuni entomofagi che possono captare il feromone della loro vittima e servirsene per localizzarla. I feromoni che vengono utilizzati sono per lo più quelli sessuali, emessi dalle femmine vergini, in genere vengono utilizzate quelle dei lepidotteri, per attirare i maschi ed evitare il ripopolamento.
Nell’utilizzo dei feromoni si cerca di raggiungere due obbiettivi:

- attrazione e cattura:
per catturare o monitorare i maschi in apposite trappole sessuali:

- disorientamento o confusione sessuale:
per ridurre la possibilità avvicinamento riproduttivo fra maschi e femmine.