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lunedì 17 novembre 2008

I fitofarmaci

I prodotti fitosanitari (o fitofarmaci) sono tutti quei prodotti, di sintesi o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle piante (malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali, piante infestanti) hanno un ruolo determinante nell’attuale agricoltura, essendo usati per difendere le colture da parassiti (soprattutto insetti e acari) e patogeni (batteri, virus, funghi), per controllare lo sviluppo di piante infestanti e per assicurare l’ottenimento di elevati standard di qualità dei prodotti agricoli.
Tuttavia, essendo i fitofarmaci generalmente costituiti da sostanze tossiche (in alcuni casi cancerogene), il loro uso improprio, non sperimentato e non autorizzato, determina rischi e pericoli per la salute umana e animale. Il loro impiego ha un impatto ormai largamente confermato sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla micro-, meso- e macro-fauna. Alcuni residui, inoltre, possono contaminare le acque superficiali e sotterranee, con ulteriori effetti pericolosi sulla salute umana e sull’ambiente. Ciò è dimostrato anche dalla Direttiva CE 152/99, che impone limiti molto restrittivi (soprattutto per erbicidi e insetticidi) sulla loro presenza nelle acque destinate a fini potabili. La limitazione al minimo necessario dell’uso di questi mezzi tecnici in agricoltura dovrebbe essere una delle politiche per progredire verso forme più evolute di agricoltura sostenibile.
Negli anni una serie di Direttive comunitarie sono state emanate al fine di ridurre i rischi derivanti dall’uso dei fitofarmaci, definendo una serie di limiti alle loro concentrazioni nella frutta e nei vegetali, nei cereali e nei prodotti di origine animale. Altre Direttive, invece, hanno riguardato l’armonizzazione delle regole nazionali (per gli aspetti relativi alla classificazione, al confezionamento e all’etichettatura di pesticidi e delle sostanze attive), come pure le norme relative alla registrazione, alla commercializzazione e all’uso.

lunedì 10 novembre 2008

La clonazione genetica

La clonazione è la riproduzione asessuata di alcuni organismi unicellulari, di alcuni invertebrati(platelminti, anellidi, ecc.) o di alcune piante. Il termine viene anche utilizzato per indicare la tecnica di produzione di copie geneticamente identiche di organismi viventi tramite manipolazione genetica, ma l'uomo utilizza da tempo questa tecnica anche in agricoltura con talee, margotte e innesti.

Il termine deriva dal greco klön, ramoscello, ed è divenuto di uso comune quando si è iniziato a parlare con molta insistenza delle tecniche di clonazione durante gli anni novanta, quando prima Neal First (1994), quindi Ian Wilmut (il padre della famosa pecora Dolly - 1996) provarono a clonare, con successo, una pecora.

Clonare un organismo, pertanto, vuol dire creare ex-novo un essere vivente che possiede le stesse informazioni genetiche dell'organismo di partenza. Quindi le moderne tecniche di clonazione prevedono il trasferimento nucleare del somatocita nucleare dal nucleo di un uovo per sostituirlo con un nucleo estratto da una cellula dell'organismo da clonare, con l'accortezza che l'uovo utilizzato sia della stessa specie del vivente da replicare. Quindi, viene tolto il nucleo da un ovocita e da una qualunque cellula somatica, e il nucleo di quest'ultima è messo nell'ovocita. Poiché il nucleo contiene quasi tutte le informazioni genetiche necessarie per realizzare una forma di vita, l'uovo ricevente si svilupperà in un organismo geneticamente identico al nucleo donatore.

1997

Nasce Dolly, il primo animale clonato a partire da cellule somatiche adulte e quindi completamente differenziate. L'esperimento fu effettuato dal gruppo di ricerca di Ian Wilmut e pubblicato su Nature. Vennero prelevate cellule dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta di razza Finn Dorset, furono disgregate e mantenute in un terreno di coltura privo di alcuni nutrienti per rallentarne la divisione cellulare e bloccarle in una fase del ciclo chiamata G0 (stadio di quiescenza). Le cellule furono poi incubate in un terreno contenente il Sendai il quale si lega alla membrana plasmatica delle cellule somatiche e serve successivamente a facilitarne la fusione con l'oocita. Furono trasferite 277 cellule somatiche in altrettanti oociti prelevati da pecore di razza diversa. Di questi, 29 si svilupparono fino allo stadio di morula/blastocisti e vennero trasferiti nell'utero di 13 femmine surrogate. Di queste 29 blastocisti solo una completò lo sviluppo fino alla nascita, la famosa Dolly.

L'effetto serra


Da milioni di anni la terra è costantemente irraggiata dalle radiazioni elettromagnetiche provenienti dal sole, scaldano il nostro pianeta e danno origine alla vita. Quello che citiamo spesso come "il problema dell'effetto serra" è in realtà un fenomeno naturale da sempre presente sulla terra. Dall'effetto serra deriva la temperatura terrestre. Senza l'effetto serra la temperatura del globo sarebbe in media 30 gradi più fredda, ovvero oscillerebbe intorno ad una temperatura di -18° C. Perché si parla di effetto serra? Il problema è causato dall'eccessiva presenza di questi gas nell'atmosfera tale da causare l'aumento della temperatura terrestri. I principali gas serra sono l'anidride carbonica, il metano e il vapore acqueo. Questi gas svolgono due importanti funzioni:
Filtrano le radiazioni provenienti dal sole, evitando in tal modo di far giungere fino alla superficie terrestre quelle più nocive per la vita.
Ostacolano l'uscita delle radiazioni infrarosse. I raggi solari rimbalzano sul suolo terrestre dirigendosi nuovamente verso l'alto. I gas serra presenti nell'atmosfera impediscono la loro completa dispersione nello spazio, facendoli nuovamente cadere verso il basso. Come una gigantesca serra.

Le responsabilità dell'uomo


Le emissioni di anidride carbonica sono il principale nemico da combattere. L'80% delle emissioni di anidride carbonica proviene dalla combustione del petrolio, del metano e del carbone. Un inquinamento cresciuto esponenzialmente con l'industrializzazione delle attività umane. Nel novecento, il livello di CO2 in atmosfera è aumentato del 40% rispetto al secolo precedente come conseguenza dello sviluppo dei trasporti (in particolare l'invenzione dell'automobile come bene di massa). La CO2 ha una durata media in atmosfera di circa 100 anni. Se pure smettessimo oggi di produrre emissioni di CO2 non riusciremmo comunque a ridurre in breve tempo la presenza di anidride carbonica nell'atmosfera. Le reazioni dell'ambiente sono quindi discontinue e irreversibili e non mostrano immediatamente i loro reali effetti o conseguenze. Si accentuano i fenomeni meteo estremi come gli uragani, le tempeste e le inondazioni. Nessuno però può dire con certezza quali siano le reali conseguenze a livello planetario. Un motivo in più per affrontare con estrema urgenza il problema.


I paesi che emettono la maggior parte dei gas serra sono i paesi industrializzati, ma anche paesi in via di sviluppo stanno svolgendo un ruolo significativo: al primo posto per quantitativi di gas serra ci sono gli Stati Uniti d'America (~30%) mentre la Cina è già al secondo posto.



Un primo tentativo di limitare l'alterazione climatica indotta dall'uomo è il protocollo di Kyoto al quale alcuni paesi come gli Stati Uniti hanno deciso di non aderire, inizialmente citando studi in cui si metteva in dubbio la responsabilità delle attività antropiche, poi, nel 2005, sostenendo che l'economia americana non sarebbe pronta ad effettuare la transizione verso un minore impatto ambientale. La sede dell'UNEP si trova a Nairobi.





mercoledì 1 ottobre 2008

malattie delle piante




Malattie fungine
Oidio (Mal Bianco): fungo che provoca un’effluorescenza biancastra sulle foglie, sui calici e sulle gemme. Si propaga velocemente all’intera chioma provocandone il disseccamento.

Ruggine: il fungo forma delle macchie scure sulla pagina superiore delle foglie da cui fuoriesce una polvere rossastra. Indebolisce la pianta e secca le foglie colpite che vanno bruciate poiché le spore del fungo possono rimanere nel terreno da una stagione all’altra.

Fumaggine: funghi che si sviluppano sulla pianta come conseguenza della melata degli insetti. Questi funghi utilizzano, per il loro sviluppo, le sostanze zuccherine contenute nella melata. Si presenta come ammasso nerastro scuro e fuligginoso (da cui il nome di fumaggine).

Infezioni da parassiti
Acari,ragnetto rosso: difficili da vedere ad occhio nudo, si individuano meglio con una lente. Le foglie divengono scolorite, giallastre con riflessi metallici ed infine si seccano.

Afidi (pidocchi): minuscoli insetti chiari, verdi oppure bruni, poco mobili, riuniti in colonie sugli apici dei germogli e sotto le foglie che presentano aree appiccicose con una patina argentea. Provocano il rallentamento della crescita e della fioritura della pianta, nonché decolorazioni e deformazioni delle foglie.

Cocciniglie: sui fusti e sui rami si notano piccole scaglie bianche a forma di scudetto che vengono avvolte da una secrezione cotonosa. Sulla chioma si raduna una sostanza appiccicosa (melata) dovuta alla deposizione degli escrementi zuccherini, su cui si sviluppa una muffa nera (fumaggine).

Formiche: non arrecano gravi danni direttamente alla pianta, ma possono favorire la diffusione di afidi e cocciniglie.

Insetti terricoli: larve di maggiolino e di elateridi che, interrate, danneggiano le radici.

Larve defogliatrici: provocano erosioni sui fiori e sulle foglie delle quali a volte non restano che le nervature.

Metcalfa: questo piccolo insetto compare in primavera inoltrata e rimane per tutta l’estate. Gli individui giovani (neanindi) si raggruppano in modo caratteristico nella pagina inferiore delle foglie, mentre gli adulti si trovano lungo la corteccia.

Mosca bianca: le larve si presentano come piccole scagliette bianche che si radunano sulla pagina inferiore delle foglie e secernono una “melata” sulle foglie dove in breve tempo appare un fungo nero. Causa indebolimento e rallentamento della fioritura.

lunedì 22 settembre 2008

Erbe infestanti

Con i termini pianta infestante, oppure malerba o, popolarmente, erbaccia, si intende una pianta che, non rivestendo alcuna funzione utile per l'uomo, ne va a danneggiare le produzioni agricole entrando in competizione o parassitizzando queste ultime.In senso più ampio il concetto può essere esteso, oltre che alle piante infestanti i campi coltivati, anche alle piante che, crescendo in città in maniera incontrollata, accentuano il problema delle allergie o fanno percepire come "sporco" o degradato il luogo ove crescono. Alcune piante utili o coltivate possono divenire malerbe nel momento in cui cessa la loro funzione di utilità per l'uomo.
Nel quadro della produzione agricola, come s'è detto, si considerano infestanti le specie non coltivate che si installano in un campo, ma anche la ricrescita di una coltura precedente, come ad esempio:
la ricrescita di cereali in un campo di colza;
la ricrescita di patate in un campo di cereali o di barbabietole;
e così via.
Le infestanti possono essere:
piante perenni, che si riproducono in modo vegetativo, oppure che permangono nel terreno per diversi anni: gramigna, vilucchio, cardo;
piante annuali, più spesso, che si riproducono da seme, spesso con un forte potenziale riproduttivo: amaranto, papavero, avena selvatica, veronica , stellaria, ecc..
La semenza delle infestanti è caratterizzata da:
una grande longevità, dipendente da una forte resistenza al disseccamento e all'asfissia anche in caso di interramento profondo, grazie all'impermeabilità all'acqua e all'aria del loro tegumento;
la presenza nel suolo in grandi quantità.
Alcune specie sono spesso associate a determinate colture: chenopodio e amaranto alle barbabietole, caglio e veronica ai cereali, ecc.
La nocività delle infestanti si presenta sotto 4 aspetti:
concorrenza per la radiazione solare, l'acqua e i nutrienti: le infestanti si alimentano a danno delle colture(concorrenza indiretta). Il peso di questa concorrenza è in funzione della natura delle infestanti, della loro densità, dell'influenza della concimazione e delle condizioni climatiche favorevoli al loro sviluppo.
Deprezzamento della raccolta, in presenza di frammenti di infestanti che diminuiscono la qualità della produzione, o di chicchi di infestanti, come la morella o la carie, che possono alterarne il sapore o indurre effetti tossici. La presenza di ranuncoli, di equiseto, di felci, di colchico o di mercuriali nelle erbacee stoccate in silos o raccolte a secco e non sono consumate fresche dagli animali, può provocare incidenti.
Caglio e chenopodio possono creare intasamenti nelle macchine al momento della raccolta delle barbabietole; la presenza di graminacee infestanti può favorire l'allettamento dei cereali e così danneggiarne la raccolta;
Lo sviluppo di parassiti e di malattie può essere favorito dal microclima creato da infestanti invasive, o dal fatto che esse costituiscono un serbatoio o un rifugio per virus, batteri, funghi, acari o insetti.
L'uso sconsiderato di erbicidi per controllare lo sviluppo delle infestanti ha portato a casi di inquinamento delle acque di superficie e di quelle sotterranee da parte delle sostanze chimiche in essi contenute.
Il controllo delle infestanti si può attuare con l'ausilio di pratiche agronomiche, lavorazioni meccaniche, interventi con mezzi fisici, chimici, biologici o attraverso l'azione combinata di quelli citati.
"Tratto da Wikipedia"

lunedì 26 maggio 2008

Sistema informativo agricolo.

SISTEMA INFORMATIVO AGRICOLO, SVILUPPO
SOSTENIBILE E BENESSERE ALIMENTARE

Lo sviluppo sostenibile si riferisce a tutte quelle attività economiche, sociali e politiche che hanno un potenziale impatto sull’ambiente. Nel processo di produzione agricola una serie di elementi esterni sono introdotti nel sistema, delle risorse naturale sono utilizzate e dei nuovi elementi fisici e biologici sono prodotti. Da una parte certi sistemi agricoli esercitano delle pressioni pregiudizievoli sull’ambiente e sulla sicurezza dei prodotti alimentari come l’accumulo degli elementi fertilizzanti e dei pesticidi nel suolo e nelle acque, il tasso di erosione del suolo o l’eccessivo prelievo di acque per irrigazione.
D’altro canto, però, la conservazione dell’ambiente rurale sia paesaggistico che umano dipende strettamente da appropriate pratiche agricole quali la copertura del suolo, la conservazione delle diversità genetiche, la produzione di energia rinnovabile.
L’agricoltura sostenibile è quella che:
- fornisce cibo e fibre per i bisogni umani ;
- è economicamente valida ;
- migliora le risorse naturali dell'azienda agraria e la qualità complessiva dell'ambiente ;
- migliora la qualità della vita per gli agricoltori e per l'intera società .
Questo tipo di gestione dell'agricoltura si pone l'obiettivo di soddisfare le esigenze economiche (di alimenti per i consumatori e di reddito per gli agricoltori) senza compromettere il "capitale ambiente", patrimonio di tutti e risorsa per le future generazioni. Nelle coltivazioni e negli allevamenti utilizza il più possibile i processi naturali e le fonti energetiche rinnovabili disponibili in azienda, riducendo così l'impatto ambientale dovuto all'uso di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, concimi, ormoni, antibiotici), alle lavorazioni intensive del terreno, alle monocolture e monosuccessioni, nonché allo smaltimento indiscriminato dei rifiuti di produzione (ad esempio i liquami zootecnici e i reflui di frantoio).
Naturalmente non esiste un unico modo di fare agricoltura sostenibile valido in tutto il mondo anche perché gli obiettivi ed il ruolo della stessa agricoltura possono essere profondamente diversi nelle varie aree.
In alcuni Paesi, le migliori tecnologie e conoscenze hanno razionalizzato e conseguentemente ridotto, l’uso di alcuni fattori di produzione come i concimi, i pesticidi e l’acqua.
Rilevazione sulla distribuzione dei fertilizzanti (concimi, ammendanti e
correttivi).
La rilevazione sulla distribuzione dei fertilizzanti (concimi, ammendanti e correttivi) è una indagine annuale e totalitaria, svolta mediante autocompilazione di modelli cartacei o informatizzati presso le imprese distributrici di fertilizzanti con il proprio marchio.
In base alla superficie agricola utilizzata, viene poi calcolata la quantità di elementi nutritivi e di sostanza organica distribuiti per ettaro di superficie concimabile.
Rilevazione sui prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo
Anche la rilevazione sui prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è un'indagine annuale e totalitaria, svolta mediante autocompilazione di modelli cartacei o informatizzati presso le imprese distributrici di prodotti fitosanitari con il proprio marchio.
L'indagine rileva la distribuzione per classe di tossicità e provincia di 390
raggruppamenti di prodotti fitosanitari distinti in fungicidi, insetticidi ed acaricidi, erbicidi, biologici vari e trappole.
Viene rilevata anche la distribuzione provinciale dei singoli principi attivi attualmente in commercio così come previsto dalla vigente legislazione.
In base alla superficie agricola utilizzata, si elabora poi la quantità dei principi attivi distinti in fungicidi, insetticidi ed acaridi, diserbanti e vari distribuiti per ettaro di superficie trattabile.

martedì 20 maggio 2008

Agricoltura Eco-compatibile

La metà della superficie dell'Unione europea è adibita all'agricoltura. Ciò è sufficiente a dimostrare l'importanza che l'attività agricola riveste per l'ambiente naturale dell'UE. L'interazione fra agricoltura e natura è profonda. Nel corso dei secoli l'agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà di habitat seminaturali di elevato pregio. Al giorno d'oggi sono proprio questi habitat che plasmano la maggioranza dei paesaggi dell'UE ed ospitano molte specie della sua ricca fauna selvatica. L'agricoltura è inoltre fonte di reddito per una comunità rurale diversificata che non soltanto rappresenta un bene insostituibile della cultura europea ma svolge anche un ruolo fondamentale nel preservare l'equilibrio dell'ambiente.
"Una definizione di agricoltura sostenibile Eco-Compatibile - Integrata . "
Secondo la Società Americana di Agronomia, agricoltura sostenibile (anche detta eco-compatibile o integrata) è quella che:
- fornisce cibo e fibre per i bisogni umani ;
- è economicamente valida ;
- migliora le risorse naturali dell'azienda agraria e la qualità complessiva dell'ambiente ;
- migliora la qualità della vita per gli agricoltori e l'intera società .
Questo tipo di gestione dell'agricoltura si pone l'ambizioso obiettivo di soddisfare le esigenze economiche (di alimenti per i consumatori e di reddito per gli agricoltori) senza compromettere il "capitale ambiente", patrimonio di tutti e risorsa per le future generazioni. Nelle coltivazioni e negli allevamenti utilizza il più possibile i processi naturali e le fonti energetiche rinnovabili disponibili in azienda, riducendo così l'impatto ambientale dovuto all'uso di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, concimi, ormoni, antibiotici), alle lavorazioni intensive del terreno, alle monocolture e monosuccessioni, nonché allo smaltimento indiscriminato dei rifiuti di produzione (ad esempio i liquami zootecnici e i reflui di frantoio).
È ovvio che non esiste un unico modo di fare agricoltura sostenibile valido in tutto il mondo. Compito dell'agricoltore evoluto e sensibile è quello di adattare, con l'esperienza e con l'assistenza dei servizi tecnici, i risultati della ricerca e della sperimentazione alla propria realtà aziendale.
I modelli agricoli più diffusi in Italia che mettono in pratica i principi e le tecniche sostenibili sono le produzioni integrate, l'agricoltura biologica e quella biodinamica .

lunedì 5 maggio 2008

l'agricoltura sostenibile

Il termine ‘sostenibilità’ deriva dal concetto più ampio di sviluppo sostenibile, arrivato in Italia in seguito alla pubblicazione da parte del libro “Our future” (WCED, 1987). Il testo predisposto da una speciale Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo nell’ambito delle Nazione Unite, definisce “sostenibile” uno sviluppo che sia in grado di assicurare all'attuale generazione il soddisfacimento dei propri bisogni in modo tale da lasciare alle generazioni future condizioni e risorse che consentano anche ad esse di soddisfare i loro bisogni fondamentali. L’agricoltura sostenibile viene definita in molti modi, anche contrastanti. Secondo Crosson, ad esempio, “un sistema agricolo sostenibile è quello capace di incontrare le richieste di cibo e fibre ad un costo economico ed ambientale socialmente accettabile”.
Il termine sostenibilità ha tre accezioni:
- ambientale ed ecologica;
- economica;
- sociale e politica:
Con il termine sostenibilità ambientale ed ecologica si vuole considerare i limiti delle risorse naturali, paesaggistiche ed energetiche e le ricchezze bio-fisiche presenti negli ecosistemi. Alcune di queste risorse sono quantitativamente fissate e destinate ad essere esaurite (combustibili minerali). Altre, come la luce solare, la pioggia e il vento, hanno delle variazioni cicliche nel tempo. Altre ancora come le piante e gli animali, il suolo e l’acqua, possono essere usate come risorse limitate ma che hanno la capacità biologica di rinnovarsi se viene prestata attenzione a salvaguardare le condizioni necessarie per il loro mantenimento. L’attività umana in agricoltura ha la capacità tecnica di modificare notevolmente l’ambiente per scopi produttivi; Il fattore tempo diventa quindi la chiave per interpretare le diverse prospettive. Il termine sostenibilità economica significa produrre in modo sufficiente da garantire un livello di reddito e di occupazione adatto alle potenzialità e alle esigenze locali, limite sotto il quale non potrebbe sussistere nessuna attività agricola. L’agricoltore deve combinare gli inputs che possono essere utilizzati con i costi che ciascuna attività agricola comporta, con la produzione attesa, con i prezzi di mercato e creare un’attività capace di ripagare tutti i fattori della produzione. Meno diffusa nel mondo scientifico è l’accezione sociale del termine sostenibilità intesa come aspetto agricolo-strutturale che dipende dal contesto socio-culturale che ha formato l’agroecosistema nel tempo. L’agricoltura produce beni e servizi che vanno incontro alle necessità umane.

lunedì 21 aprile 2008

La Rotazione

La rotazione è una tecnica colturale che prevede sequenze rigide e programmate di colture che si ripetono negli anni, senza variazioni sensibili dell'ordine. Costituisce un importante elemento per mantenere e/o migliorare la fertilità dei suoli (insieme a pratiche agronomiche come il sovescio) e quindi una risorsa per aumentarne il rendimento.
Si parla di rotazione delle colture quando coltivazioni diverse si succedono in un ordine definito sul medesimo terreno, ripetendo la medesima coltivazione nel tempo in cicli regolari. Possono quindi darsi rotazioni biennali, triennali, quadriennali e così via. La rotazione delle colture consiste nel non lasciare che su un terreno dato si avvicendi per due volte di seguito un ciclo colturale della stessa pianta o di piante della stessa famiglia.
La rotazione ha diversi vantaggi:
contribuisce ad interrompere il ciclo vitale degli organismi nocivi legati ad una certa coltura; in particolare, la successione di piante di famiglie differenti (per esempio, alternanza tra graminacee e piante oleaginose, tipo grano) permette di interrompere il ciclo di alcune malerbe;
grazie alla diversità dei sistemi radicali, il profilo del terreno è esplorato meglio, il che si traduce in un miglioramento delle caratteristiche fisiche del suolo e in particolare della sua struttura (limitandone il compattamento e la degradazione), e quindi della nutrizione delle piante;
l'impiego delle leguminose consente l'aggiunta di azoto simbiotico al suolo; più in generale, la composizione dei diversi residui colturali contribuisce alla qualità dell'humus.
La rotazione ha quindi un effetto importante sulla vita del terreno e sulla nutrizione delle piante.
Un altro vantaggio può consistere in una migliore ripartizione del carico di lavoro del terreno, con l'introduzione nel ciclo della rotazione di colture a prato o a maggese.
La rotazione era tradizionalmente molto praticata nel quadro di sistemi agricoli basati sulla multicultura e l'allevamento, ma è stata fortissimamente ridotta dalle pratiche monocolturali indotte dall' agricoltura intesiva(consistente nel coltivare anno dopo anno sullo stesso terreno la stessa specie, ad esempio il grano).

Principi di base della rotazione delle colture .
La scelta delle colture avviene in funzione degli obiettivi e dei bisogni dell'agricoltore, ma anche tenendo conto delle pratiche agricole, come la lavorazione della terra e il controllo dell' alleopatia e dalle erbe infestanti attraverso la sarchiatura o gli erbicidi .
Si possono alternare famiglie differenti, come cereali, leguminose, oleaginose, o alternare specie seminative autunnali con altre primaverili.
Nela scelta della successione colturale l'agricoltore è dipendente soprattutto dal rischio allelopatico , meno spesso dai rischi di trasmissione di malattie delle piante e dalla pressione di insetti voraci.
Così, è sconsigliabile far seguire il grano al mais, per il rischio di fusariosi. Per evitare malattie, la soia non deve essere coltivata due anni di seguito. Ugualmente, bisogna fare attenzione agli erbicidi utilizzati per ciascuna coltura successiva, per evitare che l'utilizzo eccessivo di alcuni composti chimici supporti la selezione di infestanti resistenti.
La scelta può anche tener conto dell'effetto della coltura precedente come fonte di azoto simbiotico, come accade per le leguminose. Ad esempio, la soia è spesso un buon precedente per il grano.
Infine, la rotazione può consentire un certo equilibrio dei terreni dedicati ad ogni coltura, e una stabilità, negli anni, della quota dedicata ad ogni investimento, cosa che non sempre i mercati permettono, giacché alcune colture possono attraversare fasi di sviluppo o di contrazione.

lunedì 14 aprile 2008

Agricoltura preindustriale autosufficiente, con lavoro animale intensivo

Può essere identificata con l'agricoltura tradizionale in cui è quasi sempre presente l'allevamento di bestiame.questo tipo di agricoltura si identifica nell'azienda appoderata, a conduzione familiare, a bassa meccanizzazione, nella policoltura consociata o in rotazione, con destinazione aziendale e al marcato locale.

Esistono due tipi di agricoltura tradizionale:

-Aziende agricole policolturali a sola produzione vegetale: viene attuata la coltivazione di specie erbacee e arboree attraverso la consociazione, l'avvicendamento o la rotazione. L'autoconservazione consiste nel mantenimento della fertilità praticando sovesci, rotazioni, consociazioni ecc..

-Aziende agricole policolturali, con allevamento del bestiame:viene attuata la coltivazione di specie vegetali per lo più foraggere accompagnate dall'allevamento di animali (bovini, ovini o caprini, avicoli, conigli o suini). L'autoconservazione oltre dal sistema policolturale viene accresciuta dalla produzione di deiezioni animali.

Questo tipo di agricoltura dal punto di vista ecologico assicura:

-la protezione del suolo dall'erosione ed il mantenimento delle relazioni biologiche preda/predatore.

-la migliore utilizzazione delle caratteristiche ambientali (radiazione solare, elementi nutritivi e acqua).

-la chiusura dei cicli geochimici degli elementi nutritivi attraverso la restituzione della sostanaza organica(letame o sovescio).

-migliore controllo delle infestanti, dei fitofagi e delle fitopatie.

-migliore distribuzione dei lavori nell'annata agraria, evitando i momenti di punta.

lunedì 7 aprile 2008

I fondamenti della agricoltura ecocompatibile

Il concetto di ecocompatibilità è legato alla stessa identità dell'agrosistema: esso è un ecosistema costruito per scopi agrari, che mantiene le caratteristiche funzionali di un ecosistema naturale. Gli ecosistemi agrari ecocompatibili possono essere definiti come agroecosistemi il cui funzionamento si basa sulle capacità di auto-sostentamento e auto-organizzazione dovuto alla loro somiglianza con i sistemi naturali, strutturalmente complessi, in cui l'omeostasi ne consente la stabilità. L'auto-mantenimento ha come cardini fondamentali la conservazione del suolo e la conservazione della sua fertilità; queste sono legate al ciclo dell'acqua, alle sistemazioni idraulico-agrarie, alle lavorazioni ed alle scelte dei piani di coltivazione.
I punti "caldi" che caratterizzano il concetto di ecocompatibilà in agricoltura sono, a livello di tecniche:
- riduzione dell'uso di nitrati con minor inquinamento delle falde;
- riduzione dell'uso di fitofarmaci con riduzione delle malattie professionali;
- corretto smaltimento dei reflui con minor inquinamento zootecnici.
Inoltre,nel rispetto delle linee-guida dell'agricoltura ecocompatibile,occorre predisporre specifici indicatori ambientali quali:
-monitoraggio periodico dello stato dell'ambiente;
-introduzione della contabilità ambientale a livello di costi/benefici.
L'agroecosistema ecocompatibile,ha una serie di caratteri fondamentali che nel loro insieme possono costituire un modello applicativo di base.Questo modello è caratterizzato da aziende che devono:
-essere organizzate secondo principi di un'agricoltura mista,per chiudere la catena del detrito e del pascolo,mantenendo più agevolmente la fertilità con il ritorno di sostanza organica nel suolo proveniente sia da residui colturali sia dagli effuenti zootecnici;
-applicare rotazioni colturali con colture prative poliennali ricche di leguminose,per rifornire il suolo di sostanza organica;inoltre la presenza dei prati poliennali costituisce una buona prevenzione per il controllo delle erbe infestanti,dei fitofagi e dei fitopatogeni;
-garantire una buona copertura del suolo;
-effettuare coltivazioni policolturali,con consociazioni erbacee/arboree,per realizzare strati vegetazionali che meglio utilizzino la radiazione luminosa.