Il controllo delle infestanti di queste tre colture può essere effettuato con mezzi agronomici, fisico-meccanici e chimici. Il diserbo chimico può essere effettuato in pre-semina, contro graminacee e Dicotiledoni, con glifosate, glufosinate ammonico; in pre-emergenza, contro le graminacee estive e le Dicotiledoni, con trifluranin o trifluralin + linuron (distribuiti su seme ben coperto). Infine può essere effettuato anche in post-emergenza con Propaquizafop (Graminacida) e Imazamox (su Dicotiledoni). Per il pisello uguali sono gli interventi presemina, mentre in pre-emergenza si può utilizzarePendimentalin da solo o miscelato ad Aclonifen; inoltre in post-emergenza, oltre ai Graminacidi indicati per il fagiolo, si può utilizzare il Bentazone.
Visualizzazione post con etichetta Diego Fresu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diego Fresu. Mostra tutti i post
venerdì 6 febbraio 2009
mercoledì 21 gennaio 2009
Carie del frumento
La Tilletia tritici è un patogeno specifico del frumento, si manifesta nella fase fenologica della maturazione; in questa fase al posto delle normali cariossidi, si presentano delle false cariossidi, ripiene di una polvere nerastra ed untuosa che puzza di pesce putrido. La polvere nerastra è costituita dalle clamidospore. Le piante infette si distinguono dalle altre perchè si presentano erette; infatti queste spighe non avendo cariossidi normali sono molto leggere, contrariamente le spighe sane si incurvano sotto il peso delle cariossidi normali; in ogni caso non tutte le cariossidi di una spiga possono essere colpite. Il fungo si conserva all'esterno delle cariossidi o nel terreno come clamidospore, l'infezione si realizza durante la germinazione dei semi e si manifesta alla maturazione.
LottaLa lotta contro la Titelia tritici è di tipo chimico preventivo.
lunedì 19 gennaio 2009
Pulvinaria della vite
- Identificazione, danno e ciclo biologico
- Lotta
mercoledì 14 gennaio 2009
Sigaraio della vite
- Identificazione, danno e ciclo biologico.
Gli adulti del Sigaraio sono piccoli Coleotteri scuri, con dimensioni di 6-8 mm, dai riflessi metallici bluastri o verde brunastri; sono molto polifagi, infatti infestano la vite, alcuni fruttiferi e molte latifoglie ornamentali e forestali. Il danno provocato è relativamente lieve ed è determinato da un tipico arrotolamento della pagina fogliare; questo è causato dall'appassimento della foglia per incisioni, fatte dalle femmine, sul picciolo fogliare senza provocarne il distacco. Le foglie arrotolate, tenute insieme dai secreti emessi dalle femmine stesse, sembrano dei sigari pendenti che sono particolarmente evidenti nella massa fogliare verde; le femmine ovidepongono all'interno del sigaro. L'insetto sverna da adulto e compie una generazione all'anno.
- Lotta.
La lotta chimica non è generalmente giustificata per la relativa bassa dannosità dell'insetto. In caso di forti infestazioni (molto raro) si può intervenire in primavera, alla comparsa degli adulti svernanti, con insetticidi quali: Fenitrotion, Clorpirifos e Piretroidi.
lunedì 12 gennaio 2009
Accartocciamento fogliare della vite
Identificazione e sintomiE' la virosi più diffusa al mondo negli areali viticoli. Il sintomo si localizza sulle foglie, specialmente su quelle più vecchie, con ripiegamento dei margini fogliari verso la pagina inferiore. Questa manifestazione è accompagnata da alterazioni cromatiche (rossastre o giallastre) delle lamine fogliari; le foglie, inoltre, assumono consistenza papiracea e mostrano frattura vitrea. Il legno manifesta alterazioni dei tubi cribrosi. Il virus si trasmette col materiale di propagazione infetto e attraverso vettori aspecifici quali: Cocciniglie (Coccidi e Pseudococcidi).
venerdì 9 gennaio 2009
Marciume radicale lanoso
La Roselinia necatrix è un fungo molto polifago con analogie patogeniche e sintomatologiche simili ad Armillariella mellea; infatti come questo colpisce solo piante poste in condizioni di asfissia radicale e di indebolimento generale. L'apparato aereo delle piante colpite non manifesta sintomi specifici ma solo uno stato di generale sofferenza. I sintomi tipici si localizzano sulle radici che appaiono necrosate, con scorza facilmente amovibile e che mostra un sottostante cilindro legnoso fortemente imbrunito; inoltre, su queste radici, è molto evidente una fitta reticolatura "lanosa", di micelio biancastro, costituito dalle rizomorfe avvolgenti tutto l'apparato radicale. Un elemento caratterizzante di questo fungo è l'espansione della fase miceliare in corrispondenza delle ramificazioni degli intrecci ifali. Le piante deperite manifestano un deperimento e una degenerazione che avviene in tempi molto lunghi. Le rizomorfe e gli sclerozi rappresentano le fasi di conservazione del fungo.
- Lotta
venerdì 19 dicembre 2008
Cicalina verde (Empoasca vitis)
Classe: Insetti
Ordine: Rincoti
Famiglia: Cicadellidi
Ordine: Rincoti
Famiglia: Cicadellidi
- Identificazione, danno e ciclo biologico
- Lotta
mercoledì 17 dicembre 2008
Produzione del Mosto.
lunedì 15 dicembre 2008
Fare il vino: Il mosto
L'analisi condotta sul mosto rileva inoltre la presenza di lieviti, sia perché questi sono naturalmente presenti nell'aria, sia perché - e soprattutto - si trovano nella pruina, lo strato superficiale opaco e biancastro che ricopre la buccia dell'acino dell'uva. Le sostanze acide - anche se normalmente poco percettibili all'assaggio a causa dell'azione di contrasto degli zuccheri - sono generalmente comprese fra i valori di pH 2,7 e 3,5, indispensabili per un regolare svolgimento della fermentazione. Nel mosto si trovano anche vitamine dei gruppi A, B e C, sostanze minerali (potassio, calcio, magnesio, sodio, fosfati, solfati, cloruri, ferro e rame) utili per il regolare andamento della fermentazione e per la stabilità e la limpidezza del vino. Di particolare importanza è la presenza di sostanze azotate, indispensabili allo sviluppo dei lieviti responsabili della fermentazione alcolica. Queste sostanze, al termine della fermentazione, si trasformeranno in componenti aromatici, alcune delle quali molto importanti per l'aroma complessivo del vino. Nonostante il loro importante ruolo, l'eccessiva presenza di sostanze azotate nel mosto può provocare intorbidamenti al vino oltre a compromettere la sua stabilità.
http://www.diwinetaste.com/dwt/it2006126.php
venerdì 12 dicembre 2008
Vite: forme di allevamento e pratiche colturali
Riguardo alla potatura di produzione, le operazioni si distinguono in: potatura secca o invernale e potatura verde o estiva. La concimazione è di fondamentale importanza nella coltura della vite, utile sarebbe quella organica periodica, sotto forma di letamazione o sovescio di leguminose; basilare è quella minerale basata su concimi azotati, potassici e fosfatici. Per quanto riguarda il terreno, questo può essere tenuto libero mediante periodiche lavorazioni, inerbito oppure inerbito nell'interfila e diserbo lungo il filare. L'inerbito presenta diversi vantaggi quali: la facilità di accesso delle macchine, la riduzione dell'attività di erosione delle acque meteoriche, la mancata formazione della suola di lavorazione, le minori escursioni termiche.
http://www.agraria.org/coltivazioniarboree/vite.htm
venerdì 28 novembre 2008
La misura dello stato ambientale dei corsi d'acqua.
Lago Coghinas - BerchiddaLo stato ambientale dei corsi d'acqua si determina combinando alcuni indicatori:
- LIM - Livello di inquinamento da Macrodescrittori: misura l'inquinamento di natura Organica;
- IBE - Indice biotico esteso: misura gli effetti dell'inquinamento sulle colonie di macroinvertebrati che vivono sul fondo del corso d'acqua. La mancanza di alcune colonie è sintomo di cattiva salute. Gli indici LIM e IBE determinano lo stao ecologico (S.E.), che descrive le caratteristiche dell'ecosistema acquatico;
- Stato chimico dell'acqua: quantifica la presenza di sostanze pericolose e le prorietà chimiche.
mercoledì 26 novembre 2008
Gli ecosistemi costieri.
La Sardegna possiede 1.900 km di coste, di cui il 75% è costitutito da scogliere alte, frastagliate e a picco sul mare, ed il 25% da spiagge sabbiose e ghiaiose. Le coste in Sardegna sono ambienti molto fragili e soggetti a molti rischi, causati principalmente dalle attività economiche dell'uomo. Solo il 18% del litorale è urbanizzato, ma l'urbanizzazione dei centri urbani ed un eccessivo carico turistico sono una costante minaccia. Gli ecosistemi costieri sono costituiti dal susseguirsi di spiagge, cale, anfratti rocciosi, pareti a picco sul mare e dune sabbiose che collegano il mare con l'entroterra. Le coste, siano esse sabbiose che rocciose, sono continuamente oggetto di fenomeni di genesi e distribuzione operati dalle onde e dalle maree. La flora che vegeta gli ecosistemi costieri Sardi costituisce la macchia mediterranea tipica; qui dominano il lentischio, il rosmarino, l'origano, l'elicriso, il mirto, il ginepro, il corbezzolo e i pini. Tra gli animali caratteristici si trovano mammiferi ed uccelli acquatici (fenicotteri rosa, gabbiani, aironi, cavalieri d'Italia e grifoni).lunedì 24 novembre 2008
Le specie a rischio in Sardegna
- Il Ribes Sardo
- Il Grifone
venerdì 21 novembre 2008
La Biodiversità in Sardegna.
La Sardegna è un territorio molto ricco di biodiversità: vi si trovano il 37% delle specie vegetali e il 50% dei vertebrati presenti in Italia. Inoltre, essendo un'isola, la discontinuità terra-acqua pone dei limiti ben precisi alla distribuzione della specie rendendo le sue comunità pressochè chiuse ad interazioni ecologiche con l'esterno. Ne deriva che la Sardegna è ricca di endemismi ovvero di specie vegetali e animali che si trovano solo in questo territorio. Sono presenti infatti più di 200 specie di vertebrati endemiche, tra i quali ricordiamo: l'euprotto Sardo (euproctus platycepalus), il geotritone dell'Iglesiente, il discoglosso Sardo, la lucertola tirrenica di malarotto, la biscia dal collare, la cinciallegra Sarda, la ghiandaia Sarda, il cervo Sardo e il ghiro Sardo. Altre specie non endemiche, ma comunque piuttosto rare sono: il pollo sultano (di origine etiopica), il gabbiano roseo e il fenicottero rosa, entrambi nidificanti nelle zone umide di Cagliari (stagno di Molentargius e di Cagliari), mentre nelle zone umide di Olbia e San Teodoro svernano. L'attività antropica è spesso causa di modificazioni ambientali che sono un grave pericolo per la biodiversità. E' stato stimato che nel mondo siano presenti dai 5 ai 100 milioni di specie, ma di queste soltanto 1 milione e 700 mila sono state identificate e descritte. Il tasso naturale di estinzione è stimato in circa una specie all'anno. L'antropizzazione determina un tasso annuale diecimila volte superiore. Ciò vuole dire che ogni ora sulla terra scompare almeno una specie.Testo tratto da "Sardegna Sostenibile - Manuale didattico sulla sostenibilità ambientale in Sardegna" - Regione Autonoma della Sardegna.
Storia della viticoltura e vini della Sardegna.
Fino a pochi anni fa, sull’origine della cultura della vite in Sardegna, si avevano notizie molto frammentate: alcune fonti ritenevano che si fosse sviluppata autonomamente, altre invece, che fosse stata introdotta dai Fenici o dai Cartaginesi, altre ancora sostenevano che pure durante il periodo romano tale coltura era ben conosciuta. Secondo le più recenti scoperte, sembrerebbe invece che già durante la civilizzazione nuragica i sardi coltivavano la vite e conoscevano il vino, ed il Cannonau, secondo gli studiosi, sarebbe uno dei vini più antichi del Mar Mediterraneo, se non il più antico, mentre il nome di un altro celebre vino sardo, la Vernaccia, sembra che derivi dal latino vite vernacula, quindi originaria del luogo, come scriveva lo storiografo romano Marco Giulio Columella; altri studiosi sostengono anche che esistono riscontri storici sull'esistenza del celebre vino già nella città Tharros, l'antichissimo centro punico-romano di cui oggi restano maestose vestigia.Dopo il periodo oscuro del Medioevo, la coltura della vite in Sardegna conobbe un nuovo sviluppo, principalmente nella zona di Oristano e soprattutto grazie all’opera di Eleonora d'Arborea, la famosa giudicessa autrice di una illuminata raccolta di leggi (Carta de Logu) che prevedeva tra l’altro il divieto di tenere vigneti mal coltivati. Negli anni successivi la viticoltura sarda continuò a prosperare, rimanendo comunque sempre confinata ad un consumo locale.
Un grosso incremento, con conseguente diffusione al di fuori dell’isola, si ebbe grazie all’impegno di un’importante azienda privata, la Sella e Mosca, i cui fondatori erano di origine piemontese.Per quanto riguarda le caratteristiche generali della viticoltura sarda, a fronte dei vitigni autoctoni (quali ad esempio il Nuragus, la Vernaccia, il Cagnulari, tipico del sassarese e sicuramente il Cannonau), i vitigni più diffusi sono quasi sicuramente di origine continentale come il Torbato provenienti probabilmente dalla Spagna, il Vermentino ed il Malvasia dal Portogallo, il Sangiovese dall’Italia.
Attualmente la Sardegna produce numerosi vini di elevata qualità, apprezzati per le loro tipiche caratteristiche organolettiche (sono vini di buon corpo, freschi ed aromatici); ad oggi si contano un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Vermentino di Gallura) e 19 vini a Denominazione di Origine Controllata.
Un grosso incremento, con conseguente diffusione al di fuori dell’isola, si ebbe grazie all’impegno di un’importante azienda privata, la Sella e Mosca, i cui fondatori erano di origine piemontese.Per quanto riguarda le caratteristiche generali della viticoltura sarda, a fronte dei vitigni autoctoni (quali ad esempio il Nuragus, la Vernaccia, il Cagnulari, tipico del sassarese e sicuramente il Cannonau), i vitigni più diffusi sono quasi sicuramente di origine continentale come il Torbato provenienti probabilmente dalla Spagna, il Vermentino ed il Malvasia dal Portogallo, il Sangiovese dall’Italia.
Attualmente la Sardegna produce numerosi vini di elevata qualità, apprezzati per le loro tipiche caratteristiche organolettiche (sono vini di buon corpo, freschi ed aromatici); ad oggi si contano un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Vermentino di Gallura) e 19 vini a Denominazione di Origine Controllata.
SCHEDA SUL VERMENTINO DI SARDEGNA SPUMANTE:
- Vino DOC;
- Resa uva/ettaro 200 q;
- Resa max dell'uva 65%
- Titolo alcolometrico naturale dell'uva 10%
- Titolo alcolometrico minimo del vino 11%;
- Estratto secco netto minimo 14 per mille.
- Vitigni ove è consentita la produzione: Vermentino 85 - 100%
Fonte scheda: Ministero delle Politiche Agricole.
Vini Sardi: Carignano del Sulcis
Il vitigno rosso Carignano, presente in tutto il Mediterraneo occidentale, ha origini incerte in Sardegna, anche se la sua diffusione limitata all’area del Sulcis e all’Isola di Sant’Antioco farebbe pensare a un’origine fenicia. Il vitigno, che produce un vino rosso molto alcolico che non ha particolari esigenze pedoclimatiche ed è molto resistente ai venti ricchi di salsedine provenienti dal mare tipici del sud-ovest sardo, nonché a malattie come la filossera. Dalle uve Carignano si ottiene il “Carignano del Sulcis” , il quale ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1977. Questo vino deriva da uve Carignano al 100% o all’85% con il concorso dei vitigni Monica, Pascale, Alicante ed è un vino dal profumo fragrante e intenso, con gusto secco e sapido, che raggiunge gli 11,5°. Il Carignano ha acquistato valore in Sardegna e sui mercati internazionali soprattutto grazie a Giacomo Tachis, il maestro degli enologi italiani, il quale, portando l’immaginazione e la scienza in cantina, ha esaltato un vino che veniva utilizzato quasi esclusivamente come vino da taglio. Giacomo Tachis ha “firmato” i due rossi più importanti dell’isola, il “Turriga” e il “Terre Brune”.Il primo è prodotto dalla Cantina Antonio Argiolas di Serdiana (Ca), una grande azienda che opera dal 1918 e che oggi, guidata dai figli del fondatore, ha conquistato una dimensione internazionale con una produzione di 2 milioni di litri di vino l’anno. I vigneti si estendono per circa 200 ettari nella zona tra Sisini, Serdiana e Selegas, in località Sa Tanca, dove sono ospitate le varietà tradizionali (Cannonau, Monica, Carignano, Malvasia) e i campi sperimentali dell’azienda. Il “Turriga” Isola dei Nuraghi IGT è il vino più premiato dell’azienda (ha ottenuto per dieci anni consecutivi i Tre Bicchieri della Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso e Slow Food). E’ ottenuto da uvaggio Cannonau, Carignano e Bovale sardo con aggiunta di Malvasia Nera ed è invecchiato in barriques di quercia francese per 18 mesi. Il carattere prettamente sardo di questo vino e del suo uvaggio è ben rappresentato dall’etichetta del Turriga, che riporta l’effige di una scultura nuragica raffigurante la Grande Madre, la divinità primigenia della civiltà mediterranea. Fra i rossi della cantina è da menzionare anche il “Korem” Isola dei Nuraghi IGT, ottenuto da uve Bovale, Carignano e piccole quantità di Cannonau, e il “Costera”, Cannonau di Sardegna DOC. Fra i bianchi invece si distinguono il “Selegas”, Nuragus di Cagliari DOC, il “Costamolino” e l’”Is Argiolas, ambedue Vermentino di Sardegna Doc”.Il “Terre Brune”, l’altro famoso Carignano del Sulcis DOC, è prodotto dalla Cantina Sociale Di Santadi (Ca). L’ascesa della cantina, fondata nel 1960, è da ascrivere negli ultimi trenta anni al suo presidente Antonello Pilloni e al già menzionato enologo Giacomo Tachis. La cantina oggi conta 250 soci e circa 500 ettari di vigneti ad alberello estesi sulle arenarie e le trachiti (le terre brune appunto) del sud-ovest sardo. Il “Terre Brune”, che nasce da un uvaggio Carignano e Bovaleddu (5%) e raggiunge i 14°, ha conquistato i mercati internazionali ed è stato inserito nelle carte dei vini dei più famosi ristoranti di Tokyo, New York e Sidney. Ad esso si affiancano altri rossi (come il “Rocca Rubia”, Carignano del Sulcis DOC Riserva; Il “Grotta Rossa”, Carignano del Sulcis DOC da uvaggio carignano al 100%; l’”Antigua”, Monica di Sardegna DOC) e raffinati bianchi (Il “Cala Silente”, Vermentino di Sardegna DOC; Il “Pedraia”, Nuragus di Cagliari DOC; il “Latinia”, vino da dessert da uve Nasco).
mercoledì 19 novembre 2008
Vini Sardi: Cannonau di Sardegna.
Il Cannonau è un vitigno a bacca nera più diffuso in Sardegna. La coltivazione di questo vitigno è diffusa in tutta la Sardegna, ma concentrata nelle zone più centrali del territorio. Non se ne conosce con certezza l'origine e anche la maggior parte degli esperti è concorde nel ritenerlo importato dalla penisola iberica; recenti studi hanno dimostrato la sua indemicità. Dalle uve Cannonau si produce prevalentemente il vino DOC Cannonau di Sardegna, Rosso o Rosato, ottenuto con al minimo il 90% di uve Cannonau. L'invecchiamento obbligatorio minimo dui questo vino è di un'anno in botti di rovere o di castagno. - Cannonau di Sardegna Rosso.
- Cannonau di Sardegna Capo Ferrato, se le uve provengono dai territori comunali di Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius (Provincia di Cagliari)
- Cannonau di Sardegna Jerzu, se le uve provengono dai comuni di Jerzu e Cardedu (Provincia di Nuoro)
- Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena, se le uve provengono dal territorio comunale di Oliena e, in parte, di Orgosolo (Provincia di Nuoro).
lunedì 17 novembre 2008
Vitigni e vini Italiani, (in particolar modo Sardi) più diffusi.
- Rossi; nebbiolo, sangiovese, primitivo, montepulciano;
- Bianchi; trebbiano, vernaccia, moscato e vermentino (in Sardegna il Vermentino di Gallura, è uno dei più conosciuti e rinomati vini in Sardegna e in tutto il mondo, vino a denominazione di origine controllata e garantita, caratterizzato da una notevole struttura e alcolicità; tra i DOC si possono citare l'Alghero vermentino frizzante, e il vermentino di Sardegna, contraddistinto da caratteristiche più diversificate, dal vino più strutturato a quello più fresco e usato come aperitivo).
La vite: Ciclo vegetale e produttivo.

La vite è una pianta arborea rampicante che per crescere si avvolge a dei sostegni (tutori) mediante i viticci; il suo apparato radicale, molto sviluppato, può superare anche 10 cm di lunghezza. Il fusto è verticale ma può avere diversa inclinazione a seconda della forma di coltivazione; le ramificazioni sono chiamate germogli o pampini quando sono erbacee, tralci quando sono lignificate, sarmenti quando sono staccati dalla pianta dopo la potatura. Sui tralci si distinguono nodi e internodi, in numero e in lunghezza variabili. Le foglie della vite sono semplici, distiche e alterne, esse sono formate da un picciolo di diversa lunghezza e da una lamina palmatolobata, con cinque nervature primarie che possono originare altrettanti lobi separati da insenature dette senifiori. I fiori della vite sono riuniti a formare un'infiorescenza, detta grappolo, inserita sul tralcio in posizione opposta alle foglie. Il frutto della vite è una bacca chiamata acino.
mercoledì 12 novembre 2008
La vite: La potatura di allevamento e di produzione a guyot.
La pianta adulta potata è costitutita da un fusto verticale alto da 50 a 100 cm e da una corta branca sulla quale sono inseriti uno sperone di 2-3 gemme in posizione più basale e un tralcio a frutto di 5-12 gemme che si lega al primo filo dell'impalcatura, orizzontalmente o ad archetto. Lo sperone serve al rinnovo della vegetazione per l'anno successivo: il tralcio basale prodotto da questo sarà a sua volta speronato a 2-3 gemme, il tralcio apicale sarà potato a 5-12 gemme per la produzione. La potaura di allevamento, nel primo anno, è uguale per tutte le forme; si differenzia alla fine della seconda vegetazione: dei due tralci presenti, uno viene eliminato, il migliore si pota all'altezza del primo filo se è relativamente debole, si pota più lungo e si lega alla fine della terza vegetazione, si darà alla pianta l'assetto definitivo speronando a 2-3 gemme un tralcio inserito in prossimità del primo filo e potando a 5-10 gemme un secondo in posizione appena superiore. Tutto il resto si elimina.
Iscriviti a:
Post (Atom)

