materie prime e la provenienza del ciclo produttivo di un prodotto. STG (Specialità Tradizionale Garantita) certifica e tutela la ricetta di prodotto. EMAS certifica che il ciclo produttivo avviene in base a regole di gestione ambientale. Non solo food, ma anche naturale e solidale. Le sezioni espositive del Biologico al SANA di Bologna non si sono limitate al solo settore alimentare, bensì anche a quello dell’abitare, del curare e del ‘coccolare’. Infatti, ampio spazio è stato dedicato agli stand relativi al Naturale, ossia a tutto quel settore che rende possibile curarsi, vivere e ‘coccolarsi’ con i prodotti direttamente ricavati dalla natura. E quindi largo alla cosmesi ed alla medicina erboristica, al tessile, agli arredi ed all’oggettistica e quindi alle scelte solidali. “Stili di vita e scelte sostenibili”, una sintesi che ben riassume il cuore delle iniziative di economia solidale evidenziando la connessione fra i comportamenti individuali e il loro impatto sul pianeta e sulla vita di tutte le persone. Ambiti quali il commercio equo solidale, il biologico, la comunicazione sociale, gli stili di vita saranno presentati in un contesto familiare, vicino alle esigenze delle persone, senza presentare le alternative come sperimentazioni lontane, ma evidenziandole come approcci quotidiani.
sabato 20 settembre 2008
Gli alimenti biologici
materie prime e la provenienza del ciclo produttivo di un prodotto. STG (Specialità Tradizionale Garantita) certifica e tutela la ricetta di prodotto. EMAS certifica che il ciclo produttivo avviene in base a regole di gestione ambientale. Non solo food, ma anche naturale e solidale. Le sezioni espositive del Biologico al SANA di Bologna non si sono limitate al solo settore alimentare, bensì anche a quello dell’abitare, del curare e del ‘coccolare’. Infatti, ampio spazio è stato dedicato agli stand relativi al Naturale, ossia a tutto quel settore che rende possibile curarsi, vivere e ‘coccolarsi’ con i prodotti direttamente ricavati dalla natura. E quindi largo alla cosmesi ed alla medicina erboristica, al tessile, agli arredi ed all’oggettistica e quindi alle scelte solidali. “Stili di vita e scelte sostenibili”, una sintesi che ben riassume il cuore delle iniziative di economia solidale evidenziando la connessione fra i comportamenti individuali e il loro impatto sul pianeta e sulla vita di tutte le persone. Ambiti quali il commercio equo solidale, il biologico, la comunicazione sociale, gli stili di vita saranno presentati in un contesto familiare, vicino alle esigenze delle persone, senza presentare le alternative come sperimentazioni lontane, ma evidenziandole come approcci quotidiani.
venerdì 19 settembre 2008
Il tomografo
Il tomografo è senza dubbio lo strumento di indagine della consistenza lignea degli alberi più avanzato al mondo. Attraverso il posizionamento di un numero variabile di sensori posti all’esterno del tronco (pertanto non invasivo) e la loro battitura con martelletto, analizza, tramite velocità del suono, le condizioni di una pianta.
È inoltre possibile sviluppare una vera e propria simulazione in 3D della presunta cavità, e il risultato che ne deriva diviene così la raffigurazione di un tronco con le sue parti cave.Il tomografo è in grado di visualizzare anche le asperità della corteccia, le estroflessioni o introflessioni del tronco, il tutto per avere una quanto più realistica possibile analisi delle reali condizioni della pianta.
Concimazione dei terreni
azoto
L'azoto è l'elemento quantitativamente più importante per le piante; infatti influisce sullo sviluppo totale, da alle foglie un bel colore verde intenso, prepara la fioritura ed irrobustisce la pianta.Fra i concimi azotati ricordiamo il nitrato di sodio ad azione molto rapida che da risultati dopo solo sette giorni dalla distribuzione. Il nitrato di calcio oltre all'azoto contiene il calcio e serve a correggere terreni acidi. 11 solfato ammonico ha un'azione più lenta ma accelera la decomposizione delle sostanze organiche che formeranno l'humus. L'urea è un concime sintetico introdotto nell'agricoltura da non molto tempo: contiene il 46% di azoto ed è uno dei concimi più attivi. Viene diluito in proporzione di 1:1000 con acqua; per la sua forte efficacia, se viene sparso in polvere deve essere mescolato a sabbia per avere una distribuzione più uniforme e meno concentrata.
fosforo
II fosforo è l'elemento che aiuta la pianta nella fioritura e durante la maturazione del frutto. I concimi fosfatici più importanti sono i perfosfati minerali ed i perfosfati d'ossa, molto adatti a terreni calcarei.
potassio
Il potassio fra le altre sue proprietà possiede quella di accentuare il colore ai fiori ed il sapore ai frutti; fra i concimi potassici ricordiamo il solfato di potassio ed il nitrato potassico che contiene anche azoto ed è parlicolarmente indicato per il giardinaggio.
calcio
Il calcio è un fertilizzante fondamentale per molte piante ma non per tutte; viene somministrato quindi solo ai terreni che ne difettano o per coltivazioni di piante con specifiche esigenze. È più facile arricchire di calcio un terreno povero che eliminarlo da un terreno che lo contiene e su cui si intende coltivare piante che non lo desiderano. Le piante che non amano il calcio, quando lo trovano sul terreno, si ammalano di un disturbo chiamato clorosi, per cui le foglie ingialliscono e la pianta soffre.
Perdite di potassio negli agrosistemi
Il punteruolo rosso
L’anno scorso si sono svolte a Genova e nella Riviera di Levante numerose prove su campo volte a determinare la possibilità di proteggere le palme, con l’ausilio dell’Endoterapia, dai molti patogeni e parassiti che le colpiscono (o colpiranno nei prossimi anni). Le osservazioni sono state effettuate dal dott. Agr. Giancarlo Longhin (Difesa Ambientale) e dagli operatoriendoterapici Agr. Marco Corzetto e Agr. Luca Burlando.
Numerose sono state le palme trattate osservandone in particolare i tempi di assorbimento dei principi attivi usati e le risposte che le piante fornivano dopo i trattamenti. Si sono quindi effettuati trattamenti contro le clorosi, la fusariosi e, preventivamente, il temibile Rhyncophorus Ferruginosis, osservato per la prima volta in Liguria alla fine della scorsa estate. Le modalità di intervento prevedevano una serie di perforazioni effettuate sul tronco della pianta con un trapano e su più lati del fusto, ad un’altezza di circa 1,5 metri di altezza, con l’iniettamento di una miscela di prodotti specifici. L’inserimento dei principi attivi è avvenuto utilizzando lo strumento “Arboprof”, con pressione di esercizio decisamente ridotta (1-1,5 bar). Al termine del trattamento i fori sono stati disinfettati e chiusi con speciali chiodi in materiale organico, in modo da potere essere riutilizzati a distanza di tempo per nuove prove. La tecnica usata in questi casi differisce sostanzialmente dagli studi effettuati in altre sedi e da altri operatori, soliti a praticare fori, talvolta molto grandi, prevalentemente alla base della pianta. Apparentemente le Phoenix Canariens avevano un assorbimento più rapido rispetto alle Dactilifere. I risultati ottenuti sono stati molto incoraggianti e ciò fa ben sperare sul futuro di queste monocotiledoni che, con la loro elegante chioma, caratterizzano il paesaggio della gran parte delle nostre cittadine rivierasche. Particolarmente significativi sono stati i risultati ottenuti su piante
molto clorotiche. Quelle colpite da clorosi ferrica, infatti, a distanza di 60 giorni dal trattamento presentavano un notevole rinverdimento della chioma. Anche la lotta al “Fusarium”, che in Liguria provoca ogni anno la morte di molti esemplari di palme ultrasecolari, ha offerto importanti e positivi esiti. Le indagini e i risultati ottenuti fanno ritenere che trattando le piante preventivamente o agli inizi dell’infestazione, l’efficacia del trattamento possa essere molto alta. Le osservazioni svolte preventivamente contro il temibile “punteruolo delle palme” (alcune piante colpite nella zona di Bordighera sono state trattate da Longhin e sono ora in osservazione), fanno ritenere che tale forma di lotta possa dare risultati positivi su circa il 90% delle piante trattate. Grazie a queste osservazioni, insomma, abbiamo già compiuto numerosi interventi preventivi su esemplari presenti all’interno di giardini privati, e ancora una volta val bene il detto “prevenire è meglio che curare” e da buoni genovesi aggiungiamo: “e costa meno!”.
(articolo tratto dal periodico” l’Agrotecnico oggi” del mese di aprile 2008)
martedì 27 maggio 2008
Uso dei feromoni
In alcuni casi i feromoni possono essere dei segnali involontari come ad esempio capita per alcuni per alcuni entomofagi che possono captare il feromone della loro vittima e servirsene per localizzarla. I feromoni che vengono utilizzati sono per lo più quelli sessuali, emessi dalle femmine vergini, in genere vengono utilizzate quelle dei lepidotteri, per attirare i maschi ed evitare il ripopolamento.
Nell’utilizzo dei feromoni si cerca di raggiungere due obbiettivi:
- attrazione e cattura:
per catturare o monitorare i maschi in apposite trappole sessuali:
- disorientamento o confusione sessuale:
per ridurre la possibilità avvicinamento riproduttivo fra maschi e femmine.
La lotta Biologica
La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici e in genere si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture e delle derrate alimentari, ma per estensione si può applicare in ogni contesto che richieda il controllo della dinamica di popolazione di un qualsiasi organismo.Metodi di lotta biologica.
La lotta biologica può essere condotta con differenti strategie alternative. Non esiste una strategia più valida delle altre: ogni metodo va inquadrato in uno specifico ambito applicativo in relazione alla biologia delle specie interessate, alle peculiarità climatiche e ambientali in cui si opera, alla dimensione del contesto (estensione, soggetti coinvolti, ecc.).
Metodo protettivo.
Più che un metodo di lotta biologica è in realtà una strategia seguita nella lotta integrata per sfruttare il controllo biologico dei fitofagi. In generale il metodo protettivo s'identifica in un insieme di pratiche che hanno lo scopo di preservare la popolazione degli antagonisti naturali e favorirne il potenziale biologico. Fra queste pratiche rientrano:
il ricorso al metodo inoculativo per sopperire alla carenza di ausiliari selvatici;
il ricorso a trattamenti fitoiatrici ad elevata selettività allo scopo di ridurre l'impatto sull'artropodofauna utile;
la tutela della biodiversità, con particolare riguardo verso le piante alle quali sono associati ospiti alternativi.
Il metodo inoculativo si rivela necessario nei contesti in cui c'è un'effettiva debolezza dell'entomofauna utile. Questa situazione si può verificare nei confronti di uno specifico fitofago, quando il controllo biologico è eseguito efficacemente da una specie non acclimatata, oppure negli agrosistemi il cui grado di "naturalizzazione" è modesto, come ad esempio nelle fasi di conversione dall'agricoltura convenzionale alla produzione integrata. In altri contesti il metodo inoculativo può anche rivelarsi non necessario perché l'impatto della tecnica agronomica sull'entomofauna utile e sulla biodiversità in generale è basso. In ogni modo rientrano nel metodo inoculativo tutti gli accorgimenti tesi ad incrementare le popolazioni degli ausiliari.
Il ricorso ai trattamenti fitoiatrici a basso impatto è una direttiva obbligatoria, dal momento che il principale ostacolo al controllo biologico integrato è rappresentato dall'uso indiscriminato dei fitofarmaci e, soprattutto, di quelli a bassa selettività. Il rispetto della soglia di intervento è una condizione necessaria per ridurre il numero di interventi chimici e conservare nel contempo una base trofica necessaria a garantire il mantenimento degli ausiliari. Per quanto riguarda la selettività è opportuno ricorrere a principi attivi che non abbiano un ampio spettro d'azione, specie quando s'interviene in modo mirato nei confronti di una specifica avversità. Da questo punto di vista si rivelano particolarmente utili gli insetticidi di nuova generazione come i regolatori di crescita, che in genere hanno un'azione molto selettiva e a basso impatto sugli insetti utili. Gli insetticidi ad ampio spettro d'azione sono tuttavia ammissibili se il trattamento ha le prerogative di una selettività di fatto: ad esempio l'uso delle esche proteiche contro i Ditteri Tefritidi è una tecnica conservativa perché ha un modesto impatto sull'entomofauna utile.
La tutela della biodiversità è un punto cruciale delle produzioni integrate. Nel corso della seconda metà del XX secolo l'intensivazione degli agrosistemi ha portato ad una notevole semplificazione della loro composizione: la specializzazione degli ordinamenti produttivi nelle singole aziende e in interi comprensori, il ricorso alla monocoltura, l'eliminazione delle siepi e delle superfici boscate accessorie, la lavorazione degli incolti, il diserbo chimico con principi ad azione residuale, l'abbandono delle tradizionali sistemazioni idraulico-agrarie, molte delle quali contemplavano la presenza di filari di piante arboree nei seminativi, sono fattori concomitanti che hanno drasticamente ridotto la biodiversità vegetale e, di riflesso, hanno portato alla scomparsa o alla rarefazione dei Vertebrati e degli Artropodi utili. Dagli anni ottanta c'è stata un'inversione di tendenza soprattutto negli obiettivi dei programmi territoriali e di sviluppo delle Regioni e dell'Unione Europea, privilegiando gli orientamenti produttivi verso l'estensivazione, la rinaturalizzazione degli ambienti rurali, il ripristino e la tutela della biodiversità.
Vantaggi della lotta biologica.
Quando, a partire dagli anni cinquanta, si diffuse su larga scala il ricorso alla lotta chimica si evidenziarono i due punti di forza dell'uso dei fitofarmaci: l'incremento delle rese quantitative e le migliori caratteristiche merceologiche dei prodotti. Il controllo biologico, infatti, non consente l'abbattimento della popolazione dei fitofagi, perciò la persistenza di una certa percentuale di danno, sia quantitativo sia qualitativo, è da ritenersi fisiologica. A questi aspetti va aggiunta la semplicità operativa della lotta chimica e, soprattutto, la sua efficacia nel breve termine.
Questi aspetti spiegano la completa sostituzione, nei paesi ad agricoltura intensiva, del controllo biologico da parte del controllo chimico. La lotta chimica trovò difficoltà di applicazione solo negli ambienti forestali e in generale nei paesi in via di sviluppo, a causa del forte impatto economico di questa strategia.
L'uso indiscriminato di fitofarmaci a largo spettro d'azione (clororganici, fosforganici, carbammati), dotati di notevole persistenza (clororganici), di elevata tossicità acuta (fosforganici) o cronica (clororganici), ha in un secondo tempo messo in luce gli aspetti negativi della difesa chimica delle colture, aspetti che in generale si sono evidenziati nel lungo periodo, a distanza di alcuni decenni: a titolo d'esempio si possono citare l'accumulo dei residui ai vertici delle catene alimentari, il dissesto ecologico dovuto all'inquinamento delle falde acquifere e dei corsi d'acqua, l'incremento dei costi di produzione, l'incremento dei rischi sulla salute pubblica. Oltre a questi aspetti negativi ne vanno citati due di particolare rilievo nel contesto della difesa dei vegetali:
L'impiego indiscriminato di alcune categorie di fitofarmaci ha spesso indotto la comparsa di fenomeni di resistenza nelle specie ad alto potenziale riproduttivo, caratterizzate dalla successione di numerose generazioni nell'arco di una stagione (microrganismi patogeni e, fra gli Artropodi, acari e afidi). La resistenza, oltre a rendere inutile i trattamenti eseguiti, rende necessario il ricorso ad altri trattamenti e, spesso, a dosaggi più forti.
L'impiego di fitofarmaci ad alto spettro d'azione provoca una drastica riduzione delle popolazioni dei parassitoidi e dei predatori. La dinamica di popolazione di questi organismi ha ritmi di crescita più lenti rispetto a quelli dei fitofagi con conseguente difficoltà di ripristino delle condizioni iniziali. Cessato l'effetto del fitofarmaco si assiste inevitabilmente ad un'intensificazione degli attacchi dei fitofagi e, talvolta, all'insorgenza di attacchi da parte di specie considerate indifferenti perché efficacemente controllate - in condizioni normali - dagli antagonisti naturali.
Questi due aspetti spiegano il motivo per cui, nel lungo periodo, si è assistito ad un impiego sempre più crescente dei fitofarmaci parallelamente ad una insorgenza sempre più intensa delle avversità a danno dei vegetali: dall'inizio degli anni quaranta alla fine degli anni settanta, negli USA, il danno medio provocato dagli insetti sulle coltivazioni è aumentato dal 7% al 13%, il consumo di fitofarmaci, nello stesso intervallo di tempo, è aumentato del 1200%.
Tratto dal sito:
http://it.wikipedi.org/wiki/Lotta_biologica
Interventi fitoiatrici con mezzi biotecnologici
Produzione:
un aumento della capacità produttiva con l’incremento dell’attività simbiotica tra microrganismi e piante.
Creazione di nuovi genotipi:
la genetica tramite il trasferimento di geni da un individuo all’altro, ha creato nuove varietà di piante in grado di avere caratteristiche di adattamento, resistenza alle avversità differenti da quelle precedenti.
Difesa contro le avversità:
si realizza con la sintesi artificiale di sostanze naturali di alcuni parassiti utilizzandole negativamente sul loro comportamento riproduttivo o sul loro metabolismo.
lunedì 26 maggio 2008
Metodologie di lotta biologica
Metodo inoculativo:
Consiste nel migliorare un meccanismo di controllo esistente, detterminando il ripopolamento su macroambienti con immissione di organismi gia presenti ma in piccole percentuali. Un esempio potrebbe essere l'immissione dei tralci contenenti un alto livello di colonizzazione di femmine svernanti di acari Fitoseidi utili nei vigneti dove la loro presenza è bassa.Rientra nel metodo inoculativo asportare dalle piante organi vegetali con fitofagi parassitizzati prima dell''intervento fitoiatrico neccessario per poi reimmeterli in capo dopol'intervento.
Metodo prottettivo:
Consiste nel mantenere nel mantenere e potenziare zone di rifugio per gli ospiti dll'insetto utile, modificando le tecniche agronomiche dannose per gli organismi util, utilizzando in modo mirato gli agrofarmaci scegliendo quelli più selettivi, utile ed a minore impatto sulla biocenosi e sull'ambiente in genere.
Metodo propagativo:
Consiste nell'intoduzione ed al mantenimento di organismi esotici utili, che in detterminate situazioni ambientali non trovano controllori naturali; si introducono, nel nuovo ambiente gli antagonisti naturali dei fitofagi, come ad esempio l'intoduzione in Italia degli Imenotteri Afelinidi Encarsia berlesei e Encarsia perniciosi per controllare i Diaspini dei fruttiferi, oppure l'intoduzione del Coccinellide Rodolia cardinalis per controllare l'Icerya purchasi. Il fine di questo metodo è il controllo permanente.
Metodo inondativo:
Prevede l'allevamento degli organismi utili, sia agenti patogeni sia Artopodi entomofagi, con l'obbietivo di ridurre rapidamente l'infestazione del parassita come in un trattamento antiparassitario.
Sistema informativo agricolo.
SOSTENIBILE E BENESSERE ALIMENTARE
Lo sviluppo sostenibile si riferisce a tutte quelle attività economiche, sociali e politiche che hanno un potenziale impatto sull’ambiente. Nel processo di produzione agricola una serie di elementi esterni sono introdotti nel sistema, delle risorse naturale sono utilizzate e dei nuovi elementi fisici e biologici sono prodotti. Da una parte certi sistemi agricoli esercitano delle pressioni pregiudizievoli sull’ambiente e sulla sicurezza dei prodotti alimentari come l’accumulo degli elementi fertilizzanti e dei pesticidi nel suolo e nelle acque, il tasso di erosione del suolo o l’eccessivo prelievo di acque per irrigazione.
D’altro canto, però, la conservazione dell’ambiente rurale sia paesaggistico che umano dipende strettamente da appropriate pratiche agricole quali la copertura del suolo, la conservazione delle diversità genetiche, la produzione di energia rinnovabile.
L’agricoltura sostenibile è quella che:
- fornisce cibo e fibre per i bisogni umani ;
- è economicamente valida ;
- migliora le risorse naturali dell'azienda agraria e la qualità complessiva dell'ambiente ;
- migliora la qualità della vita per gli agricoltori e per l'intera società .
Questo tipo di gestione dell'agricoltura si pone l'obiettivo di soddisfare le esigenze economiche (di alimenti per i consumatori e di reddito per gli agricoltori) senza compromettere il "capitale ambiente", patrimonio di tutti e risorsa per le future generazioni. Nelle coltivazioni e negli allevamenti utilizza il più possibile i processi naturali e le fonti energetiche rinnovabili disponibili in azienda, riducendo così l'impatto ambientale dovuto all'uso di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, concimi, ormoni, antibiotici), alle lavorazioni intensive del terreno, alle monocolture e monosuccessioni, nonché allo smaltimento indiscriminato dei rifiuti di produzione (ad esempio i liquami zootecnici e i reflui di frantoio).
Naturalmente non esiste un unico modo di fare agricoltura sostenibile valido in tutto il mondo anche perché gli obiettivi ed il ruolo della stessa agricoltura possono essere profondamente diversi nelle varie aree.
In alcuni Paesi, le migliori tecnologie e conoscenze hanno razionalizzato e conseguentemente ridotto, l’uso di alcuni fattori di produzione come i concimi, i pesticidi e l’acqua.
Rilevazione sulla distribuzione dei fertilizzanti (concimi, ammendanti e
correttivi).
La rilevazione sulla distribuzione dei fertilizzanti (concimi, ammendanti e correttivi) è una indagine annuale e totalitaria, svolta mediante autocompilazione di modelli cartacei o informatizzati presso le imprese distributrici di fertilizzanti con il proprio marchio.
In base alla superficie agricola utilizzata, viene poi calcolata la quantità di elementi nutritivi e di sostanza organica distribuiti per ettaro di superficie concimabile.
Rilevazione sui prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo
Anche la rilevazione sui prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è un'indagine annuale e totalitaria, svolta mediante autocompilazione di modelli cartacei o informatizzati presso le imprese distributrici di prodotti fitosanitari con il proprio marchio.
L'indagine rileva la distribuzione per classe di tossicità e provincia di 390
raggruppamenti di prodotti fitosanitari distinti in fungicidi, insetticidi ed acaricidi, erbicidi, biologici vari e trappole.
Viene rilevata anche la distribuzione provinciale dei singoli principi attivi attualmente in commercio così come previsto dalla vigente legislazione.
In base alla superficie agricola utilizzata, si elabora poi la quantità dei principi attivi distinti in fungicidi, insetticidi ed acaridi, diserbanti e vari distribuiti per ettaro di superficie trattabile.
LA SOSTANZA ORGANICA.
Torba
La sostanza organica del terreno è l'insieme dei composti organici presenti nel terreno. Questo insieme, eterogeneo sotto diversi aspetti, è in gran parte compreso fra i costituenti della frazione solida ed è di prevalente origine biologica.
Identificazione e classificazione.
Data la notevole variabilità dei componenti della sostanza organica non è possibile inquadrarla con una definizione che sia al tempo stesso sintetica ed esaustiva. La stessa attribuzione di un'origine biologica sarebbe di per sé riduttiva in quanto una quota, sia pur minima, è di origine sintetica. L'unica proprietà inconfutabile che identifica un componente della sostanza organica è la presenza del carbonio organico, ossia con un numero di ossidazione inferiore a +4.
Fanno parte dell'insieme della sostanza organica:
la biomassa vivente, costituita da tutti gli organismi viventi presenti nel suolo (animali, radici dei vegetali, microrganismi);
la biomassa morta, costituita dai rifiuti e dai residui degli organismi viventi presenti nel terreno e da qualsiasi materiale organico di origine biologica, più o meno trasformato e apportato dall'uomo; nel terreno si trova in stato più o meno avanzato di decomposizione (residui della vegetazione, carcasse di animali, fertilizzanti organici, deiezioni, ecc.);
sostanza organica di natura sintetica, costituita da prodotti derivati da una sintesi industriale e apportati più o meno volontariamente dall'uomo (plastica, residui di fitofarmaci, concimi organici di natura sintetica, ecc.); il loro ruolo nella dinamica della sostanza organica è strettamente dipendente dalla biodegradabilità, che a sua volta dipende dalla complessità strutturale dei componenti e dalla presenza di microrganismi in grado di aggredirli (in particolare Attinomiceti);
humus, un eteropolimero prodotto da una rielaborazione microbica della sostanza organica decomposta a partire da composti organici semplici e nuclei di condensazione aromatici di bassa biodegradabilità, questi ultimi derivati per lo più dalla decomposizione microbica delle lignine.
La classificazione della sostanza organica in pedologia segue due differenti approcci: il primo distingue la sostanza organica in tipi sulla base di caratteristiche morfologiche quali alcune proprietà chimiche, l'aspetto esteriore, la presenza di determinati organismi viventi e fa riferimento ad un aspetto specifico della sostanza organica; il secondo invece è di carattere più generale in quanto distingue la sostanza organica in classi sulla base del grado di decomposizione.
Classi di sostanza organica.
Le radici delle piante appartengono alla classe dell'edaphon.
La classificazione secondo classi è un approccio più funzionale in quanto prende in esame lo stadio di evoluzione delle trasformazioni nell'ambito del ciclo del carbonio e si adatta ad essere applicata in un ambito più vasto di quello precedente. Per contro, la demarcazione delle diverse classi non è molto netta a causa della complessità e della sovrapposizione dei processi di decomposizione.
Si distinguono quattro classi, non tutte indicate con una denominazione specifica:
La prima classe, detta spesso edaphon, è la sostanza organica costituita dalla biomassa vivente e, quindi, dall'insieme degli organismi viventi presenti nel suolo (pedofauna, apparati radicali delle piante, microflora batterica e fungina. La composizione dell'edaphon è fondamentale in quanto può condizionare notevolmente lo sviluppo delle trasformazioni successive.
La seconda classe è la sostanza organica non decomposta costituita dalla biomassa morta. Le caratteristiche intrinseche dipendono strettamente dalle condizioni ambientali e dalla cenosi edafica:
nei suoli forestali prevalgono i residui della parte aerea delle piante, per lo più rami e foglie, ma possono esserci marcate differenziazioni secondo le caratteristiche del bosco, che può favorire o meno lo sviluppo di un sottobosco erbaceo;
nei suoli naturali ricoperti da vegetazione prevalentemente erbacea (prateria, pascolo) prevalgono i residui degli apparati radicali, in particolare con vegetazione prevalentemente composta da graminacee;
nei suoli agrari si può notare un'estrema variabilità in funzione delle tecniche adottate; in generale si delinea un ruolo fondamentale per gli apparati radicali delle piante, ai quali si aggiungono eventualmente i residui colturali e altri materiali organici incorporati con le lavorazioni.
La terza classe è la sostanza organica in via di decomposizione. Si tratta della classe meno delineata a causa della eterogeneità e complessità dei processi in corso, che risentono anche della forte differenziazione in funzione delle condizioni ambientali. In generale si osserva un grado più o meno avanzato di decomposizione, ma con la possibilità di identificare ancora il materiale organico di provenienza. Nei suoli forestali sono facilmente individuabili i miceli fungini che permeano il materiale in decomposizione.
La quarta classe s'identifica con l'humus, in altri termini con il prodotto finale delle trasformazioni che non confluiscono nella mineralizzazione e che vedono la rielaborazione, la polimerizzazione e la condensazione dei composti organici semplici attuate da una parte della pedofauna e, soprattutto, dalla microflora edafica. Nella letteratura si suole spesso distinguere due sottoclassi che fanno riferimento al rapporto con la frazione minerale del suolo:
humus stabile: è rappresentato dall'humus legato alla frazione minerale con formazione di complessi argillo-umici;
humus labile: è rappresentato dall'humus non incorporato nella frazione minerale, dalla quale può essere separato con mezzi fisici; secondo alcuni autori questa sottoclasse rappresenta uno stadio prematuro della fase finale dell'umificazione e andrebbe a rigore inserito nella terza classe
Le quattro classi della sostanza organica sono presenti in tutti i suoli in cui è attivo un processo di decomposizione e umificazione, tuttavia, a parte l'edaphon non sempre sono di facile identificazione. Fanno eccezioni i suoli forestali, nei quali in genere si verifica una marcata demarcazione delle classi lungo il profilo del suolo, con l'eccezione della prima, che per sua natura si sviluppa in parte fuori dal suolo, in parte negli orizzonti superficiali. La seconda classe si localizza nel sottorizzonte L dell'orizzonte O (nella letteratura indicato anche come orizzonte Aooo) e rappresenta la lettiera indecomposta formata da foglie e rami. La terza classe si localizza nel sottorizzonte F dell'orizzonte O e rappresenta la lettiera in via di decomposizione, ricca di ife fungine e pedofauna. La quarta classe si localizza in parte nel sottorizzonte H dell'orizzonte O (humus labile) e in parte nell'orizzonte A (humus stabile).
Humus e sostanza organica.
Come si evince dai paragrafi precedenti, la sostanza organica non s'identifica a rigore nell'humus, anche se spesso si tende ad usare i due termini come sinonimi.
La sostanza organica rappresenta l'insieme degli stadi del ciclo del carbonio che si contrappongono alla fase minerale. In generale il suo ruolo nelle proprietà fisiche e chimiche è secondario e indiretto quando si fa riferimento alle prime tre classi, per quanto sia fondamentale per influenzarne l'evoluzione. Fondamentale è invece il ruolo biologico ed ecologico.
L'humus rappresenta la parte della sostanza organica più attiva dal punto di vista fisico e chimico, influenza più o meno direttamente una parte considerevole della chimica del suolo ed è in stretta relazione con l'attività biologica di assorbimento degli elementi nutritivi. Attraverso i processi di umificazione e mineralizzazione, l'humus è in equilibrio con la sostanza organica del terreno e, sotto l'aspetto ecologico, rappresenta una deviazione reversibile del ciclo del carbonio.
Da quanto detto, è presumibile che una dotazione elevata di sostanza organica non si accompagni necessariamente ad un tenore elevato in humus, con riflessi fondamentali sulle proprietà chimiche del terreno. Un suolo può essere infatti soggetto ad un intenso accumulo di sostanza organica indecomposta a causa di una stentata umificazione o, al contrario, vedere una mineralizzazione rapida e intensa, che sottrae gran parte della sostanza organica ai processi finali dell'umificazione. Queste tendenze sono regolate dal concorso di molteplici fattori, fra i quali sono rilevanti i seguenti:
le condizioni climatiche, con particolare riferimento alle precipitazioni, alla temperatura e, eventualmente, al loro decorso stagionale;
il potenziale di ossidoriduzione del terreno;
l'attività biologica e la composizione della biocenosi edafica;
il rapporto C/N della sostanza organica indecomposta.
In passato si è cercato di quantificare questi concetti con i coefficienti isoumici che, almeno in linea teorica, rappresentano un modello di rappresentazione del bilancio della sostanza organica nel terreno, ma che per la complessità dei fattori in gioco ne rendono ardua l'applicazione ai fini pratici se non in linea del tutto approssimativa.
Funzioni della sostanza organica.
Fermo restando che le proprietà chimiche e fisiche si espletano in gran parte nello stato di humus, alla sostanza organica sensu lato si attribuiscono varie funzioni che, in generale, contribuiscono a migliorare la fertilità di un terreno.
Fra le funzioni fisico-meccaniche si segnalano da un lato gli effetti benefici sulla struttura e da un altro l'attenuazione dei difetti derivanti da una tessitura non equilibrata:
Attraverso la formazione dei complessi argillo-umici, la sostanza organica umificata migliora la struttura del terreno, specie in presenza di una buona dotazione in calcio, permettendo la formazione di aggregati strutturali primari di dimensioni ottimali e tali da far evolvere la struttura verso il tipo grumoso.
Nei terreni sciolti migliora la capacità di ritenzione idrica. Va specificato in proposito che l'humus ha una capacità d'imbibizione tale da assorbire e trattenere quantitativi d'acqua fino a 20 volte il proprio peso.
Nei terreni argillosi migliora la permeabilità e il rapporto fra macro e micropori e riduce la tenacità. Questi effetti derivano per lo più dal passaggio da una struttura granulare ad una struttura grumosa.
In generale riduce la predisposizione all'erosione superficiale, sia per l'eventuale presenza di una lettiera, sia per la formazione di aggregati strutturali più stabili.
Aumenta la capacità portante del terreno, riducendo i danni dovuti alla compressione esercitata dalle macchine agricole e dal calpestamento da parte di uomini e animali.
Fra le funzioni chimiche e fisico-chimiche si segnala in particolare il ruolo svolto nelle dinamiche che regolano la disponibilità e l'assorbimento degli elementi nutritivi, in gran parte dovuto all'aumento del tenore in colloidi:
Aumento della capacità di ritenzione delle basi (potassio, calcio, magnesio) in virtù dell'elevata capacità di scambio cationico dell'humus.
Aumento della capacità di ritenzione dei fosforo per adsorbimento anionico.
Aumento della capacità di ritenzione degli elementi nutritivi per assorbimento biologico. Questa funzione è fondamentale per il trattenimento degli elementi molto mobili (azoto e zolfo), ma in generale interessa anche gli altri elementi nutritivi, soprattutto quando il terreno ha una bassa capacità di scambio.
Rallentamento delle dinamiche relative alla retrogradazione del fosforo.
Protezione dei microelementi dall'insolubilizzazione grazie alla chelazione.
Aumento del potere tampone.
Fra le funzioni biologiche si segnala il ruolo svolto come substrato alimentare per lo sviluppo della pedofauna e dei microrganismi, ma anche un'azione di stimolazione dell'attività delle radici, che si espleta con meccanismi ancora poco noti e che fanno parte delle dinamiche d'interazione fra radice e rizosfera.
Fra le funzioni ecologiche, a quelle già citate, quali la protezione dall'erosione e la stimolazione dell'attività biologica in generale, va aggiunto l'importante ruolo svolto dalla sostanza organica nell'inattivazione, per adsorbimento di molteplici composti organici ad azione biotossica, sia di origine biologica (polifenoli) sia di origine sintetica (erbicidi e fitofarmaci in generale). I terreni ricchi di sostanza organica sono a tutti gli effetti importanti sistemi di smaltimento che riducono i fenomeni di inquinamento delle falde freatiche. Questo non significa che il terreno possa essere usato arbitrariamente come mezzo di smaltimento di rifiuti tossici provenienti da altre attività antropiche, ma non va trascurato il ruolo della sostanza organica nella riduzione dell'impatto ambientale di diverse sostanze che normalmente arrivano al terreno con l'attività agricola.
La sostanza organica sotto l'aspetto agronomico.
Le funzioni positive svolte dalla sostanza organica si riflettono in altrettanti benefici sotto l'aspetto agronomico. Questo concetto non si applica esclusivamente alle tecniche di agricoltura sostenibile (es. l'agricoltura biologica), ma ha una validità di carattere generale in quanto si riflette, oltre agli aspetti ambientali, anche sul costo relativo all'esecuzione di varie tecniche, con particolare riferimento alla concimazione, alle lavorazioni del terreno, all'irrigazione.
I rapporti con la concimazione riguardano in particolare la possibilità d'impostare livelli di fertilità chimica più alti beneficiando del maggiore potere assorbente che, a parità di condizioni, l'humus conferisce al terreno. Dal punto di vista economico va inoltre considerato il vantaggio di ridurre le perdite per dilavamento o per insolubilizzazione che possono riguardare rispettivamente l'azoto e il fosforo e, in casi estremi, le stesse basi quando si opera in terreni con scarso potere assorbente.
Le lavorazioni possono beneficiare delle migliori condizioni strutturali che si instaurano nei terreni che hanno una non trascurabile dotazione in argilla. L'aumento di sofficità che un'alta dotazione in sostanza organica conferisce ai terreni con tessitura fine o finissima si traduce in una minore tenacità e, in definitiva, in una riduzione dei costi energetici delle lavorazioni. Un altro aspetto importante è il miglioramento delle proprietà fisiche nei terreni gestiti con tecniche di non lavorazione attuate sia nei seminativi (sod seeding) sia negli arboreti (inerbimento). L'attuazione di queste tecniche permette di migliorare la dotazione in sostanza organica, a livelli comparabili a quelli di un suolo ricoperto da un pascolo, ed ottenere benefici in termini di resistenza al costipamento e all'erosione e, in generale, una migliore permeabilità.
I benefici sull'irrigazione derivano dalle migliori condizioni strutturali e dall'aumento della capacità di ritenuta idrica dei terreni ben dotati di sostanza organica. Ciò permette di ridurre sia le perdite per percolazione profonda, sia quelle per ruscellamento (qualora si operi in terreni in pendio). Una migliore ritenuta idrica permette inoltre di adottare una maggiore elasticità nell'impostazione dei turni di adacquamento.
Bilancio della sostanza organica.
Dinamica della sostanza organica in un terreno messo a coltura.AB: livello stazionario nel suolo naturaleBC: livello di transizione nel suolo sottoposto a coltivazioneCD:livello stazionario nel suolo agrarioDE: livello di transizione nel suolo abbandonato
In ogni tipo di suolo la dinamica della sostanza organica è la risultante dei processi di umificazione e mineralizzazione, che si svolgono contemporaneamente sia pure con intensità differenti secondo le condizioni pedoclimatiche. Nei suoli naturali le condizioni ambientali sono sostanzialmente stabili, con eventuali variazioni periodiche nel corso dell'anno dovute alla successione delle stagioni; ciò conduce all'instaurazione di un equilibrio dinamico, dal quale scaturisce una determinata dotazione in sostanza organica che può essere alta o bassa in relazione alle condizioni pedologiche, climatiche e vegetazionali. L'alterazione di queste condizioni, come ad esempio un disboscamento, un incendio, uno sconvolgimento climatico genera un aggiustamento delle dinamiche fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio, che in genere s'instaura su livelli più bassi.
La messa a coltura di un terreno naturale determina sempre una riduzione del tenore in sostanza organica. Ciò si deve all'alterazione del profilo pedologico causato dalle lavorazioni, alle migliori condizioni di aerazione, determinate dalle periodiche lavorazioni, che privilegiano la mineralizzazione a scapito dell'umificazione, e, in genere, alla riduzione della biomassa umificabile a causa dell'asportazione dei prodotti o della distruzione dei residui colturali. Osservando la dinamica della sostanza organica in un suolo naturale messo a coltivazione si nota una riduzione progressiva della dotazione in sostanza organica e in humus che, dopo un certo numero di anni si assesta a livelli stazionari più bassi. L'eventuale abbandono della coltivazione o l'adozione di tecniche conservative porta ad un lento incremento del tenore ma in genere il nuovo equilibrio si assesta a livelli stazionari più bassi rispetto a quelli del suolo naturale originario.
Il tenore in sostanza organica del terreno agrario è strettamente legato alle tecniche e alle rotazioni adottate in rapporto alle condizioni pedoclimatiche. Diversi sono i fattori che possono influenzare la dinamica.
Lavorazioni del terreno.Le lavorazioni periodiche interferiscono con il profilo e con la composizione della biocenosi edafica, ma soprattutto creano un aumento di porosità che si traduce in una maggiore aerazione e, di conseguenza, in una mineralizzazione più spinta. In generale abbassano dunque il tenore in sostanza organica. L'azione negativa si accentua con le lavorazioni profonde, come l'aratura e con quelle eseguite in epoca primaverile-estiva. Tecniche di gestione conservative come il sod seeding e l'inerbimento riducono notevolmente questo svantaggio.
Il letame è una delle fonti di sostanza organica nei suoli agrari.
Fertilizzazione organica.La fertilizzazione organica è fondamentale per incrementare il tenore in sostanza organica della seconda classe in quanto la biomassa incorporata si aggiunge a quella costituita principalmente dalle radici delle piante. L'efficacia della fertilizzazione è strettamente associata alla natura dei materiali apportati e in particolare hanno un ruolo ha un ruolo fondamentale il rapporto C/N che influenza il coefficiente isoumico K1[1].
Materiali con elevato rapporto C/N, come la paglia e i residui di potatura, sono ricchi in lignina e cellulosa e poverissimi in azoto, hanno una decomposizione lenta e difficile, con un basso grado di mineralizzazione e di umificazione, per cui tendono ad accumularsi nel terreno senza contribuire all'umificazione. Tradizionalmente si tende in genere ad evitare l'incorporamento di grandi quantitativi di questi materiali e si asportano e destinandoli ad altri usi o, in alternativa, si bruciano in campo per sfruttare l'effetto concimante della cenere. Questa pratica, se da un lato porta a immediati benefici, nel lungo periodo riduce notevolmente la fertilità potenziale del terreno.
Materiali con basso rapporto C/N, come i liquami, la pollina e altri prodotti di origine esclusivamente animale, sono poveri in lignina e cellulosa e ricchi in azoto di natura proteica. Questi materiali sono di rapida decomposizione, ma orientata prevalentemente alla mineralizzazione. Anche in questo caso il contributo all'umificazione è modesto, tuttavia mantengono elevati livelli di fertilità chimica grazie all'apporto di considerevoli quantità di elementi nutritivi disponibili in tempi relativamente brevi ma facilmente soggetti a perdite.
Materiali con rapporto C/N equilibrato, come il letame e il compost, hanno una composizione mista, in parte di origine animale e in parte di origine vegetale. Questa condizione favorisce la decomposizione e un sostanziale equilibrio fra mineralizzazione e umificazione. In definitiva si tratta dei migliori ammendanti organici, ma per il costo elevato hanno un utilizzo limitato e, in genere, destinato ai regimi colturali più redditizi. Nell'azienda agraria tradizionale aveva un ruolo determinante la presenza dell'allevamento: questa struttura, finalizzata al mantenimento degli animali da lavoro e, secondariamente, alla produzione di latte e carne, permetteva la produzione di ingenti quantitativi di materiale organico umificabile ottimizzando il reimpiego della paglia e delle deiezioni animali. La specializzazione degli indirizzi produttivi nell'agricoltura di mercato ha ridotto notevolmente questa risorsa, incrementando la produzione di materiali organici che singolarmente contribuiscono poco a mantenere buoni livelli di humus nel suolo.
Avvicendamenti colturali Le rotazioni colturali hanno un ruolo meno evidente ma di grande importanza per la stabilizzazione di un livello di equilibrio a ciclo poliennale. Le colture offrono differenti contributi al tenore in sostanza organica, in relazione alla quantità complessiva di biomassa prodotta e lasciata al terreno come residuo colturale. Per alcune colture l'asportazione di sostanza organica, sotto forma di prodotto sia principale sia secondario, è ingente, mentre per altre la quantità di biomassa residua è tale da contribuire in modo non indifferente al miglioramento del suolo. Su questo concetto si basa la tradizionale distinzione, ormai considerata obsoleta, fra colture miglioratrici (come ad esempio alcune colture da rinnovo e le foraggere) e depauperanti (altre colture da rinnovo e i cereali in generale). La casistica è molto vasta, ma alcuni casi specifici sono tradizionalmente citati nella letteratura come esempi chiave:
Il prato di leguminose foraggere (es. erba medica, trifoglio) è considerato una coltura miglioratrice per eccellenza in quanto lascia nel terreno residui con un rapporto C/N quasi equilibrato grazie all'azotofissazione simbiontica.
Il prato di graminacee foraggere (es. dattile, loietto) è considerato miglioratore in quanto accumula un notevole quantitativo di radici fini che permeano fittamente il terreno, favorendo una decomposizione che non viene disturbata dalle lavorazioni.
Le colture da rinnovo (es. barbabietola, patata, pomodoro, mais, ecc.) sono tradizionalmente considerate miglioratrici in quanto ad esse si destina in genere la fertilizzazione organica, perciò lasciano il terreno in un migliore stato di fertilità. In generale però il contributo intrinseco alla dotazione in sostanza organica è modesto in quanto la coltivazione in file distanziate, con interfila sarchiate o diserbate, riduce notevolmente il quantitativo di biomassa prodotta. Sul bilancio complessivo della sostanza organica gioca inoltre un ruolo non trascurabile l'azione delle lavorazioni, tradizionalmente intensificate in queste colture, e la destinazione dei residui colturali: ad esempio, nella pianura del Campidano, in Sardegna, è largamente diffusa la coltivazione del carciofo; questa coltura sarebbe di per sé miglioratrice per l'abbondante biomassa prodotta, ma si comporta in effetti come sfruttatrice in quanto al termine della stagione questa biomassa viene bruciata in campo oppure imballata e destinata come foraggio agli allevamenti ovini in aziende distinte.
Le leguminose da granella (es. la fava, il cece, la lenticchia) sono tradizionalmente considerate miglioratrici perché contribuiscono ad arricchire il terreno in materiale organico con rapporto C/N più equilibrato. In realtà l'effetto miglioratore è molto più blando rispetto a quello del prato di leguminose e queste specie si collocano meglio nella categoria delle colture da rinnovo. L'azoto prodotto dalla fissazione simbiontica, infatti, contribuisce in gran parte nel prodotto asportato, mentre i residui colturali hanno caratteristiche assimilabili a quelle della paglia; l'effetto miglioratore si limita per lo più alle masse radicali lasciate nel terreno.
Il riposo pascolativo (es. il maggese) ha un effetto miglioratore in quanto beneficia dello sviluppo spontaneo di una vegetazione prativa ricca di graminacee e delle deiezioni lasciate dagli animali al pascolo. Questo effetto si manifesta in particolare quando il riposo pascolativo si protrae per diversi anni, fino a qualche lustro, in quanto lo stato di fertilità del suolo agrario evolve assumendo le proprietà di un pascolo vero e proprio. Questa pratica è ancora adottata in aree circoscritte, ad agricoltura estensiva, nell'Italia meridionale alternando il riposo pascolativo alla monocoltura a cereali o ad altre colture industriali. Storicamente ha avuto un ruolo non indifferente nella conservazione della fertilità organica nei terreni destinati prevalentemente alla cerealicoltura: ad esempio, in Sardegna, regione che vanta una tradizione millenaria nell'uso civico delle terre, i terreni agrari non interessati dal latifondismo e dalle servitù feudali erano di proprietà collettiva e venivano amministrati dalle autorità dei villaggi ripartendoli, a cicli pluriennali alterni, fra l'esercizio della pastorizia e l'agricoltura, prevalentemente orientata alla produzione del grano. Questa tradizione ha per secoli ottimizzato il bilancio della sostanza organica nei fondi ad uso collettivo, realizzando de facto una gestione di tipo conservativo, contrapposta alla gestione depauperante che si è mantenuta nei latifondi fino al totale declino della cerealicoltura nel corso della dominazione spagnola.
I cereali autunno-vernini (es. grano, orzo) sono tradizionalmente considerati colture depauperanti in quanto la biomassa prodotta è ridottissima ed ha scarsa attitudine all'umificazione. Con queste colture si usa asportare completamente il prodotto (granella e paglia) e tradizionalmente si procede all'incendio delle stoppie o al loro pascolamento. In definitiva il contributo alla fertilità organica è modestissimo se non addirittura negativo; basti pensare che in Italia meridionale la monosuccessione a grano e orzo, praticata per secoli nelle aree interessate dal latifondismo, ha portato ad un inesorabile impoverimento di suoli che in antichità avevano un livello elevato di fertilità.
Note.
^ Il coefficiente isoumico K1 di un materiale organico esprime la resa teorica in humus, in rapporto alla sostanza secca. Ad esempio, il letame maturo, con un coefficiente pari a 50, ha una buona resa in quanto il 50% della sostanza secca viene convertita, in condizioni favorevoli, in humus; la paglia dei cereali, con un coefficiente compreso fra 15 e 20, ha invece una bassa resa e viene umificata con difficoltà.
Lotta biologica - aspetti generali
Sperimentato per la prima volta in California verso la fine dell'800 tale metodo di lotta riguardava perlopiù il settore entomologico e, solo con ricerche più prossime, ha cominciato ad interessare anche altri settori. Il principio si basa prevalentemente sull'utilizzo di insetti (parassiti) ed agenti patogeni (virus, crittogame, batteri, protozoi, nematodi), organismi che devono avere come requisiti fondamentali efficacia nel ridurre la popolazione bersaglio e specificità d'azione.
Se l'immissione dell'antagonista biologico alla malerba è stata efficace, in alcuni casi l'effetto si perpetua nel tempo senza che l'uomo apporti ulteriori interventi con conseguenti vantaggi sia dal punto di vista economico che ecologico.
I limiti fondamentali della lotta biologica consistono nel fatto che la ricerca scientifica per l'individuazione dell'agente biologico richiede elevati investimenti e nella lentezza che a volte si riscontra nell'azione benefica del metodo. Inoltre la ridotta biodiversità ed il frequente disturbo che caratterizzano l'ambiente agrario possono portare l'agente naturale al fallimento.
Si possono individuare quattro metodologie di lotta biologica:
- Classica o inoculativa
- Protettiva
- Poppagativa
- Inondattivo
martedì 20 maggio 2008
Agricoltura Eco-compatibile
È ovvio che non esiste un unico modo di fare agricoltura sostenibile valido in tutto il mondo. Compito dell'agricoltore evoluto e sensibile è quello di adattare, con l'esperienza e con l'assistenza dei servizi tecnici, i risultati della ricerca e della sperimentazione alla propria realtà aziendale.
Prodotti tessili biologici

IL COMPOSTAGGIO
I Macroelementi (N,P,K)
- azoto minerale: comprende l'azoto in forma solubile prontamente disponibile per la nutrizione delle piante;
- azoto organico: comprende l'azoto che entra nella composizione delle più o meno complesse molecole organiche, queste vengono degradate dai microrganismi decompositori in tempi diversi a seconda della loro composizione
Fosforo (P).
Il fosforo contenuto negli effuenti è per la maggior parte in forma inorganica; questa costituisce circa l' 80% del fosforo totale. La restante parte è in forma organica. Il fosforo, sia in forma inorganica che organica è contenuto prevalentemente nella frazione solida degli affluenti e solo in minima misura è in soluzione. La disponibilità di fosforo degli affluenti per le culture è elevata sopratutto nelle deiezioni avicole e, tra i liquami, in quelli suini; l'efficacia come fetilizzante è pari a quella dei concimi chimici. I fosfati sono normalmente ben trattenuti dal suolo , in certi terreni per esempio nei suoli sabbiosi poveri di sostanza organica la capacità di fissazione è però scarsa per cui i fosfati possono essere sogetti a lisciviazione.
Potassio (k)
Il potassio è contenuto negli affluenti è prevalentemente in forma disciolta. La disponibilità di potassio fornito dagli affluenti è quasi uguale a quella dei concimi minerali. In generale il potassio non comporta problemi di impatto sull'ambiente anche se occorre prestare una certa attenzione alla concimazione con liquame bovino, particolarmente ricco di potassio per evitare fenomeni di carenza nelle piante.
martedì 13 maggio 2008
Azoto
Video sul ciclo dell'azoto
Rivoluzione verde: cotone e lino, cresce il tessile biologico.
