martedì 20 maggio 2008

Agricoltura Eco-compatibile

La metà della superficie dell'Unione europea è adibita all'agricoltura. Ciò è sufficiente a dimostrare l'importanza che l'attività agricola riveste per l'ambiente naturale dell'UE. L'interazione fra agricoltura e natura è profonda. Nel corso dei secoli l'agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà di habitat seminaturali di elevato pregio. Al giorno d'oggi sono proprio questi habitat che plasmano la maggioranza dei paesaggi dell'UE ed ospitano molte specie della sua ricca fauna selvatica. L'agricoltura è inoltre fonte di reddito per una comunità rurale diversificata che non soltanto rappresenta un bene insostituibile della cultura europea ma svolge anche un ruolo fondamentale nel preservare l'equilibrio dell'ambiente.
"Una definizione di agricoltura sostenibile Eco-Compatibile - Integrata . "
Secondo la Società Americana di Agronomia, agricoltura sostenibile (anche detta eco-compatibile o integrata) è quella che:
- fornisce cibo e fibre per i bisogni umani ;
- è economicamente valida ;
- migliora le risorse naturali dell'azienda agraria e la qualità complessiva dell'ambiente ;
- migliora la qualità della vita per gli agricoltori e l'intera società .
Questo tipo di gestione dell'agricoltura si pone l'ambizioso obiettivo di soddisfare le esigenze economiche (di alimenti per i consumatori e di reddito per gli agricoltori) senza compromettere il "capitale ambiente", patrimonio di tutti e risorsa per le future generazioni. Nelle coltivazioni e negli allevamenti utilizza il più possibile i processi naturali e le fonti energetiche rinnovabili disponibili in azienda, riducendo così l'impatto ambientale dovuto all'uso di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, concimi, ormoni, antibiotici), alle lavorazioni intensive del terreno, alle monocolture e monosuccessioni, nonché allo smaltimento indiscriminato dei rifiuti di produzione (ad esempio i liquami zootecnici e i reflui di frantoio).
È ovvio che non esiste un unico modo di fare agricoltura sostenibile valido in tutto il mondo. Compito dell'agricoltore evoluto e sensibile è quello di adattare, con l'esperienza e con l'assistenza dei servizi tecnici, i risultati della ricerca e della sperimentazione alla propria realtà aziendale.
I modelli agricoli più diffusi in Italia che mettono in pratica i principi e le tecniche sostenibili sono le produzioni integrate, l'agricoltura biologica e quella biodinamica .

Prodotti tessili biologici

Informazioni generali
Il mercato dei prodotti tessili biologici è nato agli inizi degli anni ’90 quando l’industria della moda iniziò a lanciare nuovi prodotti tessili sia in USA che in Europa commercializzandoli come verdi, naturali e ecologici. Naturalmente erano tutte aziende importanti con marchi distribuiti a livello mondiale e che potevano sopportare ingenti investimenti. Tutto però era finalizzato all’utilizzo della materia prima, per ora il cotone biologico e, in misura minore la lana biologica, coltivati senza l’utilizzo di pesticidi chimici sintetici, fertilizzanti, stimolanti alla crescita e defolianti che sono causa di inquinamento del suolo e di malattie a vari livelli, dalla coltivazione all’utilizzo.

Negli ultimi anni, poi, la coltivazione del cotone ha riscontrato l’interesse dell’ingegneria genetica; il cotone è stato modificato geneticamente per la prima volta nel 1996 e ad oggi è diffuso in tutto il mondo; la produzione del cotone biologico risulta comunque 1% ca della produzione mondiale di cotone convenzionale. Inoltre le aziende che utilizzano il cotone biologico si comportano in base ad un codice deontologico, riconosciuto ormai a livello globale che prevede, per i lavoratori, la massima tutela a livello umano, sociale, salutistico e ambientale. I produttori di tessile biologico hanno rivolto la loro attenzione anche alla filiera tessile in modo che tutte le lavorazioni che portano alla costruzione del capo finito avessero le caratteristiche di naturale e non tossico.

A questo proposito iniziarono ad operare a livello mondiale un gran numero di enti per la certificazione di tessile biologico competenti a verificare, in base a disciplinari di produzione depositati, materie prime e ispezionare impianti e luoghi al fine di concedere l’utilizzo di un particolare marchio che contraddistingue una produzione tessile biologica e conseguentemente tuteli il consumatore; tutti questi enti devono avere il proprio disciplinare di produzione accreditato presso IFOAM (international federation of organic agricolture movements), organizzazione sopranazionale che raggruppa oltre 750 membri in 108 paese con sede centrale in Germania.

Il consumatore, quindi, ha la certezza di acquistare tessile biologico solamente se al prodotto è applicato il marchio di un ente certificatore riconosciuto.
Attualmente tutti questi enti certificatori sparsi per il mondo stanno attuando uno sforzo comune al fine di una omogeinizzazione tesa alla definizione di un unico disciplinare di produzione ( il “Global Standard”).


La produzione
La coltivazione biologica del cotone ha avuto inizio verso la fine degli anni ‘80 e nel 1990 le aziende che coltivavano cotone erano poco più di 100 per un totale di circa 380 ettari e per una produzione complessiva di 113 t. Da quei primi anni, la produzione ha continuato a progressivamente crescere con un notevole incremento nel periodo 2000-2005 nel quale la produzione è passata dalle 6.480 tonnellate della stagione 2000-2001 a oltre 30.000 t della campagna 2005-2006. La crescita sembra peraltro essere entrata in una fase tumultuosa tanto che le previsione per la stagione 2006-2007 sono di circa 50.000 tonnellate con un incremento rispetto alla campagna precedente del 61,81%.


La domanda dell’Industria Tessile
Nel 2004 le imprese tessili che proponevano sul mercato filati e tessuti in cotone da agricoltura biologica erano poco più di 70. Alla fine del 2005, secondo i dati di Organic Exchange, il numero era passato ad oltre 200. La domanda di fibra di cotone esercitata dalle imprese tessili è passata dalle 23.000 tonnellate del 2005 alle 100.000 tonnellate che Organic Exchange prevede di raggiungere nel 2008.


La situazione italiana
In Italia l’interesse per il Tessile Biologico è stato sostenuto e portato avanti in questi anni dall’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), che nel 1999 ha organizzato la prima Conferenza internazionale sul tema e nel 2000 ha adottato il primo ed unico standard italiano per la produzione dei Prodotti Tessili Biologici. La certificazione dei prodotti tessili biologici in accordo allo standard è rilasciata dall’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA) che concede anche la licenza d’uso del marchio Tessile Biologico AIAB.

Per quanto riguarda la dimensione del settore tessile BIO in Italia, cresce il numero delle imprese certificate che producono una ampia gamma di prodotti tessili come filati, tessuti a maglia e denim destinati all’abbigliamento e al settore biancheria. A questi si aggiungono anche imprese che producono prodotti destinati al settore sanitario o della cura della persona (idrofilo, tessuto non tessuto, nettoyage). La tipologia e la dimensione delle imprese che richiedono e raggiungono la certificazione, oltre allo stesso dato della crescita, testimoniano la fase positiva che sta vivendo il settore ed offrono una interessante prospettiva per il prossimo futuro.


Il caso dell’Uzbekistan
La regione del Lago di Aral, in Uzbekistan, rappresenta sicuramente l’esempio più drammatico e noto degli effetti della produzione intensiva di cotone di tipo convenzionale: a causa delle grandi quantità d’acqua impiegate per l’irrigazione dei campi di cotone, quello che era una volta il quarto lago interno più grande della terra si è ridotto ad un terzo delle sue dimensioni originali. Inoltre la concentrazione di sale è aumentata da 10 a 34 g/l, e di conseguenza la flora e la fauna sono andate distrutte. 1,3 milioni di ettari di terra coltivata, ovvero quasi il 42% della superficie coltivabile dell’Uzbekistan, presenta zone salifere. In seguito alla perdita dell’effetto mitigatore del Lago di Aral, il clima è cambiato ed è diventato più continentale (Becker P., 1992). L’approvvigionamento d’acqua per le popolazioni proviene da acque di superficie altamente inquinate dai pesticidi. Questa catastrofe ecologica non è priva di conseguenze per gli esseri umani: fin dalla metà degli anni ‘70, sono aumentate le malattie ereditarie, così come le malattie infettive dello stomaco, dell’intestino e delle vie respiratorie. La mortalità infantile è alta e le deformità sono divenute più frequenti

IL COMPOSTAGGIO

Tutti coloro che posseggono un giardino, anche piccolo, sanno bene quanti "rifiuti" verdi esso produca, soprattutto se è affiancato da un piccolo orto. E sanno anche quanto del tempo che dedicherebbero alle cure delle coltivazioni, deve essere speso invece per conferire alle isole ecologiche, o ai cassonetti, sacchi e sacchi di erba tagliata, rami, foglie, e magari anche di verdure o frutti troppo maturi, o estirpati per far posto ad altre colture.Il Compostaggio ci permette di utilizzare questi rifiuti, che diventano materie prime, per produrre una discreta quantità di ottimo terriccio umifero; in questo modo il tempo impiegato per le "pulizie" del nostro giardino potrà ricompensarci, anche offrendoci del buon concime per il nostro giardino ed il nostro orto.Infatti, l'opportuno stoccaggio e trattamento di rami, foglie, erba, avanzi di cibo, bucce di frutta e verdura, permette a batteri, microrganismi e piccoli insetti di cibarsene, di svilupparsi e di decomporre le sostanze organiche presenti nei nostri rifiuti; dopo alcuni mesi il materiale organico così trattato diventerà una massa di microrganismi e di sostanze nutritive, chiamato compost, simile all'humus che possiamo trovare nel sottobosco: un terreno soffice, ben aerato e ricco di minerali, ottimo per le nostre colture.
I tipi di composter Prima di tutto è necessario scegliere il tipo di composter più adatto ai nostri scopi; quindi è il caso di valutare sia il tempo che solitamente dedichiamo al verde della nostra casa, sia la quantità di rifiuti che di solito il nostro giardino produce.Il cumulo: se il nostro giardino è grande avremo la possibilità di costituire un cumulo per il compostaggio, oppure una piccola zona, possibilmente rettangolare, delimitata da una rete a maglie fini o da un graticcio. E' consigliabile coprire il cumulo di compost con teli di tessuto non tessuto, o di iuta, per evitare l'incidenza diretta dei raggi del sole, e anche per limitare l'apporto di acqua dovuto alle piogge.Composter: si tratta di una campana, spesso in plastica, dotata di un'apertura superiore, per l'inserimento del materiale da compostare, e di un'apertura laterale, oppure di una saracinesca, per prelevare il compost maturo o per controllare l'andamento del compostaggio. Alcuni tipi di composter vengono distribuiti dai comuni, che garantiscono anche, a chi li utilizza, uno sconto sulle tariffe di smaltimento dei rifiuti.Bidoni: se il materiale che desideriamo compostare è poco, o se desideriamo attuare il Compostaggio in uno spazio ristretto, potremo utilizzare dei bidoni, o delle cassette, opportunamente perforati, per permettere una migliore aerazione, e dotati di coperchio.
In ogni caso è bene che i contenitori per il Compostaggio siano privi di fondo, oppure con il fondo costituito da una grata, e che vengano posti a contatto con il terreno: in questo modo dal terreno del nostro giardino migreranno nel compost lombrichi e altri insetti che ne accelerano la decomposizione. Inoltre dovrebbero essere dotati di coperchio, in modo che la pioggia non ne alteri il contenuto. Per accelerare la decomposizione è anche meglio triturare il materiale che si desidera compostare, in modo che sia più facilmente digeribile dai batteri e dagli insetti.

COMPOSTAGGIO A CALDO
Il Compostaggio a caldo Si intende "a caldo" il Compostaggio di una grande quantità di materiale di scarto, almeno un metro cubo, che, decomponendosi, produce calore; al centro della massa di materiale organico la temperatura può raggiungere i 60° C.Posizione: per compostare al meglio grandi quantità di materiale dobbiamo seguire alcuni accorgimenti, per non rischiare che il nostro composter si riempia di materiale marcescente e maleodorante.Per evitare che il nostro compost si scaldi troppo o si secchi è opportuno posizionare il composter in un luogo semi ombreggiato, possibilmente in una zona coperta dai rami di una pianta caducifolia: in questo modo ovvieremo anche alla possibilità che in inverno il compost si raffreddi troppo.Aerazione: perché i batteri e i microrganismi si propaghino nei nostri rifiuti è bene che la presenza di ossigeno sia alta, altrimenti al loro posto si produrrebbero troppi batteri anaerobi, tipici della marcescenza, che producono nel nostro compost cattivo odore e composti tossici; per questo è opportuno che il primo strato del cumulo, o il fondo del contenitore, sia costituito da rami e foglie tritati grossolanamente, in modo che il compost resti sollevato dal terreno. Inoltre è buona norma mescolare i rifiuti più umidi, come l'erba, con altri più secchi, in modo che il materiale nel composter non si compatti troppo rapidamente, impedendo all'aria di circolare liberamente.Per migliorare l'aerazione e la miscelazione del materiale inserito nel composter si consiglia di intervenire periodicamente, almeno 2-3 volte nei primi due mesi, smovendo e rivoltando la massa di Compostaggio con un forcone; se comunque dovessimo notare un rapido compattamento, almeno nelle prime settimane, è meglio praticare dei fori di aerazione nel compost per mezzo di un bastone. Umidità: per la corretta proliferazione dei batteri nel compost è necessario il giusto gradi di umidità; è bene quindi garantire una buona presenza di acqua, innaffiando il materiale inserito nel composter, oppure garantendo una buona quantità di materiale umido, come erba o scarti della pulizia di frutta e verdura. In un compost secco e in un compost zuppo di acqua i batteri muoiono e il nostro Compostaggio fallisce.Per accertarsi del giusto grado di umidità del compost è sufficiente stringere in mano una manciata di materiale da compostare, questa dovrebbe soltanto inumidire il palmo della nostra mano; se sgocciola ci affretteremo ad inserire nel composter materiale secco, ad esempio segatura, se invece ci appare privo di umidità è bene annaffiarlo, oppure introdurre strisce di carta inumidite.Rapporto Carbonio/Azoto: per garantire una buona decomposizione è bene ricordare che i batteri proliferano meglio in un substrato molto ricco di Carbonio, presente nel legno, nella paglia, nella carta; è comunque necessario il giusto tenore di Azoto, presente ad esempio negli scarti di cucina, che deve essere presente in quantità assai minore rispetto al Carbonio.Il modo migliore per essere sicuri di mantenere il giusto rapporto Carbonio/Azoto consiste nel fare attenzione a mescolare il maggior numero di materiali di scarto, evitando la preponderanza di uno sugli altri.Enzimi: per assicurarci che la decomposizione avvenga nel mogliore dei modi possiamo anche aggiungere nel composter degli enzimi, dispinibili in commercio, che accelerano la maturazione del compost migliorandone la "digestione" da parte dei batteri ed eliminando nel contempo eventuali odori sgradevoli.

COMPOSTAGGIO A FREDDO
Il Compostaggio a freddo Se disponiamo di poco spazio, ma vogliamo cimentarci nel compostaggio, possiamo farlo anche su un balcone o in cantina, in piccoli contenitori, avverrà il Compostaggio a freddo, per il quale è utile seguire tutti gli accorgimenti di quello a caldo, ricordandoci di stare molto attenti all'umidità, ma anche a non introdurre semi di piante infestanti o malate, per evitare poi di spargere con il nostro compost malattie e semi.Possiamo anche avvalerci dell'aiuto prezioso dei lombrichi: è sufficiente porli in un contenitore ben aerato e coperto, con fogli di carta inumiditi, avanzi di cucina e un po' di terra; posizionare il contenitore in un luogo ombreggiato e ci aiuteranno a decomporre il materiale organico, generando un ottimo humus per i nostri vasi.
Materiali che si possono inserire in un composter- Rami e foglie, opportunamente triturati.- Erba, possibilmente secca, per evitare che compatti troppo il materiale nel composter.- Gusci d'uova, possibilmente tritati, in modo che vengano decomposti più facilmente.- Avanzi di cibo cotto; è bene aggiungerne in quantità esigua, per evitare che attirino topolini o mosche.- Avanzi di frutta e verdura, bucce, scarti.- Fiori secchi.- Erbacce estirpate dal giardino; per evitare che i semi rimangano vivi nel compost è bene inserirli al centro della massa da compostare, in modo che raggiungano le temperature maggiori.- Fondi ti caffè e tè.- Carta, possibilmente non stampata.- Cenere di legna, in piccola quantità.- Aghi di pino, ricordandoci che abbassano il ph del compost.
Materiale da non mettere nel composter
- Qualsiasi tipo di materiale plastico.- Cenere di carbone.- Contenitori in tetrapak. - Carta stampata, anche se a volte alcuni fogli di giornale possono essere utili.- Vetro.- Ceramica.- Alluminio e metalli in genere.- Ossa; il tempo necessario a decomporle è troppo alto.- Tessuti sintetici o comunque tinti.
Utilizzo del compost Dopo 6-9 mesi il nostro compost è maturo e può essere utilizzato togliendolo dal lato del contenitore, che continueremo a riempire, ricordandoci di rimescolare ogni tanto il nuovo materiale inserito.Il terriccio che otterremo è fertile e profuma di sottobosco (se è maleodorante qualcosa è andato storto nel compostaggio!), possiamo utilizzarlo come concime per le piante del giardino, per i vasi, nelle buche delle nuove piante da mettere a dimora. Se siamo particolarmente frettolosi potremo cominciare ad utilizzare il compost quando è ancora fresco, dopo 2-3 mesi, anche se la sua qualità è sicuramente inferiore a quella del compost maturo.Prima di utilizzare il compost per lo scopo che preferiamo è bene setacciarlo, con un vaglio a maglie abbastanza larghe, in modo da evitare di distribuire per il nostro giardino pezzetti di legno o grumi di compost non ancora perfettamente decomposto.

I Macroelementi (N,P,K)

Azoto (N).
L'azoto, contenuto negli affluenti zootecnici sia come l'azoto minerale sia come l'azoto organico è presente in percentuale diverse a seconda del tipo di effluente. Si distinguono le seguenti forme di azoto:
  • azoto minerale: comprende l'azoto in forma solubile prontamente disponibile per la nutrizione delle piante;
  • azoto organico: comprende l'azoto che entra nella composizione delle più o meno complesse molecole organiche, queste vengono degradate dai microrganismi decompositori in tempi diversi a seconda della loro composizione

Fosforo (P).

Il fosforo contenuto negli effuenti è per la maggior parte in forma inorganica; questa costituisce circa l' 80% del fosforo totale. La restante parte è in forma organica. Il fosforo, sia in forma inorganica che organica è contenuto prevalentemente nella frazione solida degli affluenti e solo in minima misura è in soluzione. La disponibilità di fosforo degli affluenti per le culture è elevata sopratutto nelle deiezioni avicole e, tra i liquami, in quelli suini; l'efficacia come fetilizzante è pari a quella dei concimi chimici. I fosfati sono normalmente ben trattenuti dal suolo , in certi terreni per esempio nei suoli sabbiosi poveri di sostanza organica la capacità di fissazione è però scarsa per cui i fosfati possono essere sogetti a lisciviazione.

Potassio (k)

Il potassio è contenuto negli affluenti è prevalentemente in forma disciolta. La disponibilità di potassio fornito dagli affluenti è quasi uguale a quella dei concimi minerali. In generale il potassio non comporta problemi di impatto sull'ambiente anche se occorre prestare una certa attenzione alla concimazione con liquame bovino, particolarmente ricco di potassio per evitare fenomeni di carenza nelle piante.

martedì 13 maggio 2008

Azoto

Video sul ciclo dell'azoto


L'azoto è il principale elemento fertilizante che condiziona la crescita dei vegetali, esso entra, infatti nella composizione delle proteine, degli enzimi, degli acidi nucleici, della clorofilla e di altre molecole organiche, inoltre, stimola l'attività vegetativa della piante.
L'azoto è assorbito dalla pianta prevalentemente come nitrato, ma anche come ione ammonio.
La carenza di azoto provoca l'ingiallimento delle foglie per mancanza di clorofilla e accrescimento stentato della pianta. L'eccessivo apporto di azoto determina uno sviluppo rigoglioso dell'apparato fogliare, una ritardata fruttificazione e una minore resistenza meccanica dei tessuti che stentano a lignificare, con possibile allettamento soprattutto nei cereali. Questo stato, inoltre, rende la pianta meno resistente agli attacchi dei parassiti (funghi e insetti) e al gelo. Un eccessivo assorbimento di azoto da parte delle piante, infine, può comportare fenomeni di accumulo di nitrati nei tessuti vegetali con conseguenti problemi di tossicità per gli animali che si nutrono di foraggi e per l'uomo.

Rivoluzione verde: cotone e lino, cresce il tessile biologico.

L’industria della moda ricorre sempre più ai tessuti biologici, anche se per il momento si tratta solamente di sperimentazioni ed operazioni d’immagine. Lifegate ha lanciato una linea di jeans realizzati interamente con cotone biologico e tinte naturali (ne ho ricevuto un paio gratis in qualità di socio, e devo dire che sono confortevoli e per nessun aspetto inferiore ai tradizionali denim). Ma anche buona parte dei prodotti della linea solidal Coop sono realizzati in cotone biologico. L’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale ha emesso il certificato alla ditta ItalDenim, che realizza il primo tessuto denim per jeans italiano in cotone da agricoltura biologica. L’azienda integra verticalmente tutte le fasi del processo produttivo: dalla balla di cotone al denim. Anche l’Atelier Stimamiglio ottiene la certificazione ICEA con la Linea Moda Nathù‘ che combina il concetto di biologico con quello di fashion, facendo emergere un ruolo del design e della moda italiana nel settore del tessile bio. Non a caso un recente documento del Pitti ribadisce che gli orientamenti moda 2008 includono anche il biologico. Repubblica fa un resonconto di alcune tendenze internazionali.
Tutto ciò spinge la produzione di tessuti bio. Secondo quanto riportato da Ecotextile, rivista telematica che si occupa di fibre naturali, nel periodo 2005-2006 la produzione di cotone biologico ha superato del 4,9% le previsioni effettuate negli anni passati. Attualmente ci sono circa 65 gruppi in tutto il mondo che si occupano della produzione di cotone biologico o che sono sul punto di avviare la loro attività entro i prossimi due anni. E sono ben 45 le organizzazioni certificate che già commercializzano il loro prodotto.
La situazione è particolarmente interessante soprattutto nei paesi del Sud-Est asiatico dove gli ottimi raccolti registrati negli ultimi anni hanno permesso alla regione di diventare il maggiore centro di interesse per il settore, grazie soprattutto alla crescita produttiva di un paese come l’India. Nuovi progetti molto interessanti stanno prendendo il via anche in Brasile, in Spagna, in Grecia e in Vietnam. Diversa la situazione nel Nordamerica e in molti paesi dell’Africa dove le previsioni per il 2006-2007 parlano di raccolti meno ricchi del passato, nell’ultimo caso per la diminuzione delle piogge.
In generale la produzione di fibre naturali è un settore in estrema crescita e lo dimostra il fatto che le Nazioni Unite abbiano dichiarato che il 2009 sarà l’Anno internazionale delle fibre naturali. La decisione è stato presa nel corso di un recente meeting a New York. L’obiettivo è quello di far crescere la consapevolezza dei consumatori, ma anche delle aziende, circa l’importanza delle fibre naturali nell’economia mondiale, oltre che per ciò che concerne la salute umana e il futuro dell’intero pianeta.
E in Italia potrebbe essere il turno del lino biologico.
Immaginiamo un campo di lino nella pianura piemontese. Magari al posto di una risaia. Fanta-agricoltura? No, è possibile, tornando a un passato lontano quando il lino cresceva nella pianura padana e veniva poi macerato negli abbondanti corsi d’acqua. oggi le piantagioni, come quelle della canpa, sono scarse o inusuali.
Eppure potrebbero essere ripristinate e trovare applicazione in campo industriale creando una sinergia tra mondo agricolo e settore della lavorazione. Un’azienda tessile d’avanguardia, la «Crespi 1797» di Ghemme, nel Novarese, ha rispolverato il lino biologico per realizzare tessuti ecocompatibili, sempre più richiesti dal mercato. Non è il primo passo per questa «casa» che ha aggiunto al nome la data di nascita come marchio imprescindibile di una storia secolare.
Con la canapa ha già realizzato borse per le più prestigiose firme del ramo. Adesso è la volta del lino biologico: Crespi si serve dei campi in Olanda, dove questo tipo di coltivazione è molto sviluppato. Ma potrebbe essere vicino il momento in cui anche il «Piemonte possa entrare in gioco: il lino è ricomparso in alcune aziende piemontesi e in Lomellina. Potrebbe essere una nuova frontiera. Francesca Crespi, amministratore delegato, ne è convinta: «Indossare un capo biologico è come mangiare biologico, un modo per rispettare la natura rifiutando metodi di produzione invasivi e devastanti».

IL FOSFORO NELLA PIANTA

Il fosforo, come l'azoto e il potassio, è un elemento nutritivo essenziale per la vita della pianta anche se rispetto agli altri due viene utilizzato in quantità minore. Il fosforo entra nella composizione degli acidi nucleici (DNA, RNA) delle fosfoproteine, delle sostanze di riserva (fitina lecitine, fosfatidi) dei semi dei cereali e delle leguminose; è parte integrante di diversi coenzimi tra cui l'ATP (adenosintrifosfato), indispensabile nel metabolismo cellulare per il trasporto di energia.
Il fosforo è fattore di precocità perchè favorisce la fioritura, l'allegagione, la maturazione dei frutti oltre che la lignificazione, la resistenza meccanica e l'accrescimento dell'apparato radicale; conferisce, inoltre, resistenza agli attacchi parassitari ed ai fattori ambientali come il gelo.
La carenza di fosforo, che si manifesta soprattutto nei terreni acidi dove i fosfati risultano quasi sempre fissati al Fe e all'Al, e quindi insolubili, determina un accrescimento stentato delle piante con conseguente nanismo; le foglie assumono una colorazione verde scuro e, a volte, rossastro-violacea, per accumolo di antocianine. La fioritura, la fruttificazione e la maturazione sono ritardate.
Il fosforo viene assorbito dalla pianta come anione fosfato, prevalente come fosfato monovalente, ma anche come fosfato bivalente, sebbene in maniera più lenta.

La cultura pura

La cultura pura consiste nella coltivazione di una sola specie o varietà rappresentata dal modello dell'agricoltura meccanizzata intensiva dei paesi industrializzati.Il campo è destinato alla sola specie coltivata i cui individui sono, tra loro, in stretto rapporto di competizione nutrizionale intraspecifica, se si prescinde dalle infestanti e dai fitofagi fitopatogeni.In questa situazione il fattore critico che determina la produzione è la densità di coltivazione, cioè il numero di individui della specie coltivata in rapporto all'unità di superfice in condizioni di bassa densità si avrà una minore competività e viceversa.Il massimo della resa lo si ottiene quandola densità di coltivazione è ottimale cioè quando si ha la migliore combinazione tra il numero delle piante presenti e le risorse nutrizionali riferite all'unità di superfice.La bassa densità consente un maggior accumulo di sostanza secca negli organi ripproduttivi, favorendo ad esempio la produzione delle granelle dei cereali, in situazione di alta densità si ha una distribuzione della sostanza secca, all'interno della pianta che non favorisce la riproduzione.Applicando d esempio queste osservazioni alla coltivazione del mais vediamo che un ibrido di mais viene seminato con una densità di 7 piante m, se è destinato aprodurre granella, se invece e destinato a produrre trtinciato di mais da insiliare, viene portato da una densità quasi doppia. Da queste osservazioni si può ritenere che vi è una densità ottimale per ogni destinazione produttiva che non può essere superata, pena l'insorgenza di fenomeni di competizione che deprimono le rese.

lunedì 12 maggio 2008

Catalogo dei piu importanti concimi chimici

I più importanti concimi chimici

1 I concimi AZOTATI
Nome: nitrato di calcio(concime nitrico);
titolo:15,5%;
aspetto: granulare;
solubilità: molto elevata;
proprietà chimiche: basico;
pregi agronomici: pronto effetto; è adatto quando l'asfissia e la temperatura fredda rendono inattivi i batteri nitrificanti;
diffetti:presenta un costo elevato per unità fertilizzante e inoltre è facilmente dilavabile.
Nome: nitrato di sodio (concime nitrico)
titolo:15 ,5% aspetto: granulare solubilità molto elevata; proprieta chimiche: fisiologicamente basico;
pregi agronomici: pronto effetto;
difetti: facilmente dilavabile;
Nome. amoniaca anidra (concime ammoniacale)
titolo:82% ;
aspetto: liquido;
solubilità: molto elevata;
proprietà chimiche: in soluzione acquosa è basica;
pregi agronomici: ha un altro titolo ed un basso costo;
difetti: la sua distribuzione è resa difficile per le speciali attrezzature richieste (botte pressurizzata).
Nome: solfato ammonico concime ammoniacale
titolo: 20- 21%;
aspetto: sale cristallino;
solubilità: molto elevata;
proprietà chimiche: fisiologicamente acido;
pregi agronomici: possiede un elevato contenuto in zolfo ed è poco dilavabile, perchè assorbente del terreno;
difetti: non è consigliabile nei terreni calcio carenti perchè è decalcificante. Nome: nitrato ammonico concime nitrico ammoniacale;
titolo: 26 -27 %è prodotto anche al 33%;
aspetto: granulare;
solubilita: molto elevata;
proprietà chimiche: acido in soluzione;
pregi agronomici: è il concime azotato piu pregiato perchè contiene metà azoto sotto forma nitrica e metà sotto forma ammoniacale.

CONCIMI COMPLESSI
I concimi complessi contengono due o tre elementi nutritivi vengono perciò chiamati, rispettivamente, concimi binari o ternari. Il titolo dei concimi complessi, per convenzione viene espresso indicando prima la % di N poi di P e infine di K ; ad esempio il ternario 11-22-16 contiene l'11% di N , il 22% di P ed il 16% di K.
I concimi complessi presentano, rispetto ai concimi semplici, i seguenti vantaggi:
1. minori costi di trasporto, di imbalaggio, di immagazzinamento e di distribuzione;
2. sono formulati appositamente e spesso hanno rapporti di formula adeguati a specifiche coltivazioni, rendendo più facile la concimazione;
3. il fosforo ed il potassio in essi contenuti presentano maggiore solubilità,
in relazione al legame con l'azoto, che ne favorisce la solubilità. Inoltre si manifesta, spesso, anche un'azione sinergica; ad esempio i sali di ammonio, combinati con concimi fosfatici, favoriscono l'assimilazione del fosforo;
4. La forma, sempre granulare, favorisce lo spandimento.

Nome: nitrato di potassio concime binario di N e K ;
titolo: 13% N, 00% P, 44% K;
aspetto: piccoli cristalli;
solubilità: debole/media;
proprietà chimiche: fisiologicamente neutro;
pregi agronomici: consigliato su tutte le piante potassofile;
difetti: indicato, generalmente, solo per alcune colture industriali o ortive per il particolare titolo e rapporto N/K ;

Nome: fosfato biammonico concime binario di N e P;
titolo: 18% N 46% P 00% K
aspetto: granuli cristallini;
solubilità: buona;
proprietà chimiche: fisiologicamente neutro, con reazione debolmente alcalina;
pregi agronomici: è un ottimo concime per il sinergismo azoto/fosforo è molto economico e non ha nessuna controindicazione. E' particolamente adatto alle concimazioni localizzate alla semina;
difetti: non si riconoscono difetti significativi.

AGRICOLTURA INTENSIVA

L'agricoltura intensiva, praticata in paesi avanzati (Canada, Stati Uniti, Australia, Europa occidentale), è un'agricoltura che prevede un forte impegno di capitali: si tende ad elevare il livello di produttività (t/ha, tonnellate per ettaro) attraverso l'utilizzo macchinari, pesticidi, fertilizzanti chimici e nell'ultimo periodo,varietà colturali geneticamente modificate (OGM).E' "un'agricoltura industrializzata", condotta e gestita in una prospettiva aziendale, tutta protesa alla commercializzazione di prodotti destinati a soddisfare i bisogni delle aree megalopolitane e delle grandi città. Per sostenere i ritmi della domanda (le aree urbane richiedono un costante "flusso in entrata" di prodotti agricoli) si cercano di forzare i ritmi della natura, modificando gli equilibri ecologici e facendo registrare alti valore di impatto ambientale. Lo sfruttamento intensivo comporta, inevitabilmente, maggiori rischi di degradazione del suolo (alterato nelle sue componenti per l'immissione continua di sostanze chimiche) e forte inquinamento delle acque interne (bacini lacustri, fiumi, falde freatiche) in cui, per la porosità del terreno, penetrano tali sostanze. Anche l'eutrofizzazione delle acque marine può essere considerata una conseguenza diretta di tali sistemi colturali.
Giordania, irrigazioni rotanti e colture nel deserto.
L'agricoltura intensiva è caratterizzata dalla monocultura in quanto la coltivazione di un'unica varietà vegetale comporta minore deversificazione dei trattamenti, delle modalità di produzione e, di conseguenza, un forte abbattimento dei costi. La specializzazione colturale rappresenta un pericolo per la biodiversità in quanto porta alla semplificazione delle varietà vegetali e alla fine di agroecosistemi (ecosistemi agricoli) tradizionali, di gran lunga più ricchi dal punto di vista biologico. In questo senso la salvaguardia dei paesaggi agrari storici si configura come salvaguardia della biodiversità.
Messico, area coltivata ad aloe. Per produrre cosmetici e pomate molti ettari di terreno fertile sono destinati ad una coltura funzionale alle industrie di Stati Uniti ed Europa Occidentale.
Gli alti costi in termini ambientali di una pressione agricola così forte gravano non solo sui singoli territori ma a lungo termine su tutto l'ecosistema planetario: tali considerazioni sono alla base di sistemi alternativi eco-compatibili.In Italia uno sfruttamento intensivo si registra soprattutto nella Pianura Padana. Nel Mezzogiorno, invece, la forte frammentazione dei terreni ad uso agricolo, la prevalenza di coltivazione a piante legnose (pero, melo, vite, olivo etc…) piuttosto che a seminativi (grano, ortaggi, etc..) e la natura collinare di molte aree ostacolano la diffusione di un'agricoltura industrializzata
Fonte: http://www.aiig.it

Il potassio nel terreno


Le riserve di potassio nel terreno sono costituite dai silicati (feldspati, miche, minerali argillosi).
Ulteriori apporti provvengono dalla composizione della sostanza organica, oltre che dai concimi. Il potassio dei silicati costituisce il 90-98% del potassio totale ed è poco disponibile per la nutrezione delle piante in quanto passa molto lentamente in soluzione. Le forme disponibili per la nutrizione delle piante cioè prontamente assimilabili, che costituiscono solo l'1-2% del potassio totale, sono:
1) il potassio solubile presente nella soluzione circolante del terreno
2) il potassio scambiabile cioè negli ioni K adsorbiti ai colloidi elettronegativi nel terreno per scambio cationico. Via via che la concentrazione di K solubile della soluzione circolante diminuisce, il potassio scambiale passa insoluzione. La frazione adsorbita viene sottratta al dilavamento rendendosi comunque disponibile per l'assorbimento radicale nel tempo.

lunedì 5 maggio 2008

l'agricoltura sostenibile

Il termine ‘sostenibilità’ deriva dal concetto più ampio di sviluppo sostenibile, arrivato in Italia in seguito alla pubblicazione da parte del libro “Our future” (WCED, 1987). Il testo predisposto da una speciale Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo nell’ambito delle Nazione Unite, definisce “sostenibile” uno sviluppo che sia in grado di assicurare all'attuale generazione il soddisfacimento dei propri bisogni in modo tale da lasciare alle generazioni future condizioni e risorse che consentano anche ad esse di soddisfare i loro bisogni fondamentali. L’agricoltura sostenibile viene definita in molti modi, anche contrastanti. Secondo Crosson, ad esempio, “un sistema agricolo sostenibile è quello capace di incontrare le richieste di cibo e fibre ad un costo economico ed ambientale socialmente accettabile”.
Il termine sostenibilità ha tre accezioni:
- ambientale ed ecologica;
- economica;
- sociale e politica:
Con il termine sostenibilità ambientale ed ecologica si vuole considerare i limiti delle risorse naturali, paesaggistiche ed energetiche e le ricchezze bio-fisiche presenti negli ecosistemi. Alcune di queste risorse sono quantitativamente fissate e destinate ad essere esaurite (combustibili minerali). Altre, come la luce solare, la pioggia e il vento, hanno delle variazioni cicliche nel tempo. Altre ancora come le piante e gli animali, il suolo e l’acqua, possono essere usate come risorse limitate ma che hanno la capacità biologica di rinnovarsi se viene prestata attenzione a salvaguardare le condizioni necessarie per il loro mantenimento. L’attività umana in agricoltura ha la capacità tecnica di modificare notevolmente l’ambiente per scopi produttivi; Il fattore tempo diventa quindi la chiave per interpretare le diverse prospettive. Il termine sostenibilità economica significa produrre in modo sufficiente da garantire un livello di reddito e di occupazione adatto alle potenzialità e alle esigenze locali, limite sotto il quale non potrebbe sussistere nessuna attività agricola. L’agricoltore deve combinare gli inputs che possono essere utilizzati con i costi che ciascuna attività agricola comporta, con la produzione attesa, con i prezzi di mercato e creare un’attività capace di ripagare tutti i fattori della produzione. Meno diffusa nel mondo scientifico è l’accezione sociale del termine sostenibilità intesa come aspetto agricolo-strutturale che dipende dal contesto socio-culturale che ha formato l’agroecosistema nel tempo. L’agricoltura produce beni e servizi che vanno incontro alle necessità umane.

Degrado ambientale - Inquinamento delle acque

Con il termine generico inquinamento si indica il degrado dell'ambiente causato dall'immissione, da parte dell'uomo, di sostanze che ne alterano le caratteristiche chimico-fisiche. A seconda di dove sono immesse queste sostanze, che possono essere solide, liquide o gassose, si parla d'inquinamento atmosferico (o dell'aria), dell'acqua e del suolo.
Sono sostanzialmente tre i modi attraverso i quali l'ambiente naturale può essere inquinato:
1) immettendo sostanze inquinanti non di per sé tossiche ma con una velocità tale che i cicli biogeochimici non riescono del tutto a smaltire: è questo il caso dell'anidride carbonica e di molti composti organici
2) liberando sostanze tossiche per gli organismi viventi: alcune di loro poiché non sono biodegradabili (non sono cioè trasformabili in composti inattivi dai normali meccanismi biologici) aumentano la loro concentrazione, e quindi la loro tossicità, nei viventi passando da un anello all'altro delle catene alimentari
3) depositando nell'ambiente sostanze inquinanti che restano inalterate nel tempo, cioè non subiscono alcuna forma di degradazione, come la plastica.
Tutte queste sostanze liberate nell'ambiente modificano la composizione chimica e le caratteristiche fisiche di aria, acqua e suolo, agendo negativamente sull'equilibrio dei vari ecosistemi.
L'inquinamento è un fenomeno antico, ma ha cominciato ad assumere dimensioni preoccupanti nel secolo scorso perché è un problema strettamente legato alla nascita della cosiddetta civiltà industriale e all'aumento della popolazione. La situazione sta diventando sempre più grave, perché le naturali capacità autodepurative dell'ambiente sono insufficienti ad eliminare tutte le sostanze tossiche che v’immettiamo.
il problema dell’inquinamento si sta facendo sempre più grave e anche pericoloso per la nostra salute. E non solo nelle nazioni industrializzate e densamente popolate, ma anche in aree e regioni dove l’uomo è quasi del tutto assente.

Inquinamento idrico
L’acqua è fondamentale per la vita dell'uomo, inquinarla significa compromettere gravemente la nostra salute.

La carta europea dell'acqua, all'art. 3, afferma che "alterare le qualità dell'acqua significa nuocere alla vita dell'uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono".
Inquinare l'acqua, dunque, vuol dire modificarne le caratteristiche qualificative, al punto da renderla inadatta al consumo degli esseri viventi.

L'inquinamento idrico può avere diverse origini.

Inquinamento naturale
L'inquinamento naturale non avviene per opera dell'uomo ma a causa di frane, alluvioni, eventi atmosferici e stagionali. Questo fenomeno non crea problemi particolari, perché l'acqua è in grado di autodepurarsi, entro certi limiti.

Inquinamento urbano
L’inquinamento urbano proviene dalle fogne delle città
Ognuno di noi consuma da 100 a 200 litri di acqua potabile al giorno: questa acqua, che contiene residui organici, saponi, detersivi e rifiuti di natura varia, finisce nei tubi di scarico, di lì nelle fogne e, in genere senza alcun trattamento di depurazione, nei fiumi e poi in mare.
Ciò significa una quantità da 5 a 10 miliardi di litri di prodotti inquinanti che finiscono nelle acque pubbliche, con il risultato che a causa di questa concimazione forzata le alghe e le piante dei fiumi e dei laghi aumentano in gran copia, consumando ossigeno durante la notte, poi muoiono e marciscono aggravando lo stato dell'inquinamento, sottraendo ossigeno alle creature acquatiche e provocandone la morte. Questo fenomeno si chiama eutrofizzazione ed è la causa della morte biologica di molti corsi d’acqua.

Inquinamento industriale
L'inquinamento industriale è dovuto all'immissione di sostanze chimiche non biodegradabili nelle acque dei fiumi, dei laghi e dei mari. Ogni giorno migliaia di fabbriche scaricano nel sistema idrico quantitativi enormi di coloranti, acidi, tinture, schiume, polveri di metalli e mille altri veleni che danneggiano irrimediabilmente la flora e la fauna acquatica.

Inquinamento termico
L'inquinamento termico è dovuto all'immissione, nei fiumi e nei torrenti, dell'acqua calda usata per raffreddare gli impianti. Ne sono responsabili le centrali termoelettriche e termonucleari, oppure le industrie siderurgiche.

Inquinamento agricolo
L'inquinamento agricolo è provocato da un uso indiscriminato di fertilizzanti, concimi chimici e pesticidi.
Queste sostanze tossiche finiscono nel sottosuolo o nei fiumi e giungono, attraverso la catena alimentare, fino all'uomo.

L inquinamento delle acque

L'inquinamento idrico è causato da numerosi e differenti fattori quali gli scarichi diretti o indiretti di attività industriali o delle normali attività umane (come i liquami domestici) che giungono nei fiumi, laghi e mari dai grandi centri urbani senza opportuno trattamento.
Il tipo di alterazione sui sistemi idrici può essere di natura chimica o batterica, e le conseguenze possono arrivare a mettere in pericolo la salute della flora e della fauna coinvolta, fino agli uomini, nuocendo al sistema ecologico, alle riserve idriche per uso alimentare, e compromettendo le attrattive turistiche di alcune aree o ostacolare altri usi legittimi delle acque.
Inquinamento idrico è anche lo scarico in bacini idrici di acque a temperature molte elevate, provenienti dai sistemi di raffreddamento delle fabbriche e delle industrie, che portano allo squilibrio dello stato termico dell'acqua e uccidono le forme di vita presenti in essa.
l'inquinamento fluviale da parte degli scarichi agricoli causa l'eutrofizzazione dove i fosfati e i nitrati rilasciati alimentano le alghe che consumano ossigeno e soffocano la vita animale e vegetale.
L'inquinamento delle acque oceaniche è sviluppato oltre che dalla dispersione di idrocarburi (provocati dal rovesciamento di cisterne navali), anche da alcuni sottomarini a propursione nucleare che, rimasti affondati sui fondali, col passare del tempo verranno corrosi dalla salsedine, con conseguente rilascio di sostanze radioattive.
L'ecosistema viene intaccato da ciò che l'uomo rifiuta e adopera: le grandi crociere sono responsabili del 77% di tutti gli scarichi delle navi, percentuale che include liquami vari, plastiche, carburante ed emissioni chimiche derivanti dal funzionamento della nave stessa.

Il fosforo: nelle piante e nel suolo

Il contenuto totale di fosforo nel suolo oscilla tra lo 0,02 e lo 0,15%. Di questo, quantità variabili dal 20 all'80% si trovano sotto forma organica. L'elemento è quasi sempre presente come anione dell'acido ortofosforico e come tale viene assorbito e traslocato nelle pari epigee della pianta.I fosfati, con riferimento alla nutrizione delle piante, possono essere suddivisi in tre frazioni: - fosfati solubili- fosfati del "pool labile"- fosfati del "pool non labile"La solubilità dei fosfati è regolata dal pH: a pH neutro si ha la massima solubilità dei fosfati mentre a pH basici e acidi si ha una precipitazione del fosforo rispettivamente sottoforma di fosfati di calcio e di ferro o alluminio.Il "pool labile" consiste di fosfati adsorbiti sugli scambiatori del suolo ed in equilibrio con i fosfati in fase liquida.Il "pool non labile" comprende i fosfati insolubili che solo molto lentamente possono essere rilasciati nel "pool labile". Apatiti, fosfati di ferro e di allumino e composti organici del fosforo sono i principali costituenti di questa frazione.Fosfati adsorbiti e fosfati presenti in soluzione si trovano in equilibrio dinamico. Conseguentemente, i fosfati che gradualmente vengono assorbiti dalle radici delle piante sono compensati da quelli che si allontanano dalla superficie degli scambiatori. Il fosforo liberato dai costituenti organici si distribuisce tra le forme di fosfato solubili e quelle assorbite sugli scambiatori. Nel tempo, gli ioni fosfato adsorbiti tendono ad evolversi verso strutture cristalline con conseguente forte limitazione della mobilità del nutriente. Parte del "pool labile" viene trasferita nel "pool non labile".
FOSFORO NELLE PIANTE
Le piante assorbono il fosforo sottoforma di anione. Il fosfato assorbito viene molto rapidamente coinvolto in processi metabolici ed immobilizzato in composti organici.Nella pianta il fosfato risulta molto mobile e può essere traslocato in ogni direzione. Le foglie giovani ricevono non solamente il fosfato assorbito dalle radici ma anche quello proveniente dalle foglie vecchie. P fosforo è presente nei fosfolipidi, costituenti delle membrane cellulari, negli acidi nucleici (DNA e RNA), nelle molecole di ATP e ADP, che costituiscono il sistema principale di scambio dell'energia nei sistemi biologici, e nella fitina, presente nei semi come riserva dell'elemento da utilizzare durante la germinazione.Una carenza di fosforo limita la formazione di RNA e riduce la sintesi proteica. In carenza di fosforo, conseguentemente si accerta nei tessuti vegetali accumulo di composti azotati a basso peso molecolare. Le piante mostrano crescita stentata, limitato sviluppo dell'apparato radicale e steli sottili. La produzione è compromessa sia qualitativamente che quantitativamente.I primi sintomi di carenza si manifestano nelle foglie più vecchie che assumono intensa colorazione verde. Nelle piante da frutto le foglie si presentano di colore scuro e cadono precocemente. Gli steli di molte piante erbacee annuali si colorano di rosso per aumento del contenuto in antocianine.
Per vedere un video (commento in spagnolo) fai click sul link qui sotto:
YouTube - CICLO FOSFORO: "http://it.youtube.com/watch?v=Y1mtecBW6DI"

Cenni sulle caratteristiche dei concimi chimici

I concimi chimici sono tutte quelle sostanze di origine minerali o di sintesi che per la loro composizione apportano sostanze nutrizionali; essi si distinguono in:

1. concimi semplici quando contengono un solo elemento nutriente, ad esempio solo azoto o solo potassio ;

2. concimi complessi quando contengono due o più elementi nutrienti, ad esempio un concime ternario con azoto, fosforo e potassio.

L'analisi di un concime chimico prende in esame i seguenti aspetti.

1. titolo del concime: il titolo del concime esprime il contenuto di elemento nutritivo per ogni 100 kg di concime tal quale. Per convenzione universale gli elementi nutritivi contenuti nei concimi vengono valutati, per conoscere il titolo del concime, nel seguente modo:


  • azoto: come azoto atomico (N);

  • fosforo: come anidride fosforica;

  • potassio: come ossido di potassio.

2. Forma chimica: esprime la formula chimica della composizione del concime; è un elemento molto importanteper stabilire la velocità di effetto concimante.


3. Granulometria: esprime l'uniformitàdelle particelle di concime; ha molta importanza per l'omogeneità della distribuzione.


4. Solubilità; esprime la capacità del concime di solubizzarsi in acqua o in soluzioni debolmente acide;le piante non sono in grado di assorbire sali che non siano sciolti in acqua.


5. Reazione esprime il comportamento della molecola di concime quando entra in soluzione. I concimi possono essere acidi o basici, a seconda della forza del radicale acido /basico in soluzione.

lunedì 21 aprile 2008

Perdita di azoto negli agroecosistemi.

Negli agroecosistemi gli apporti esterni di azoto sono maggiori in quanto, per garantire livelli di produzione convenienti, occorre integrare gli apporti naturali con le concimazioni. Inoltre l'efficienza dell'uso dell'azoto risulta più bassa;
infatti, spesso il terreno rimane nudo perchè il ciclo colturale è limitato ad alcuni periodo dell'anno (es. colture erbacee annuali).
A volte il periodo di maggiore disponibilità di azoto nel terreno non coincide con il periodo di utilizzazione da parte della coltura; per esempio le colture erbacee a ciclo autunno-primaverile (cereali vernini) hanno più elevate esigenze di azoto in primavera, quando l'intensità della mineralizzazione è ancora bassa, mentre lasciano il terreno nudo in estate, quando la mineralizzazione diventa elevata ed aumenta la disponibilità dell'azoto nella soluzione circolante del terreno.
E' evidente che tali condizioni favoriscono il dilavamento dell'azoto dai suoli agrari.
A condizionare le perdite di azoto negli agroecosistemi concorrono anche alcune caratteristiche fisico-morfologiche delle piante; in particolare:
1) le intrinseche esigenze nutritive azotate: vi sono piante più parsimoniose in azoto, altre invece sono grandi divoratrici di azoto;
2) l'ampiezza della superficie fogliare: una superficie fogliare ampia comporta una maggiore evapotraspirazione, di conseguenza diminuisce la possibile percolazione di acqua, e quindi anche la quota di azoto soggetto a lisciviazione;
3) le caratteristiche dell'apparato radicale: un apparato radicale profondo consente una migliore captazione dell'azoto ( edegli altri elementi nutritivi), sottraendolo al dilavamento.
In generale si calcola che le perdite di azoto per lisciviazione e ruscellamento da un suolo coltivato si aggirino intorno ai 30-90kg/ha/anno; in certe aree si possono raggiungere anche i 150 kg/ha/anno.

La Rotazione

La rotazione è una tecnica colturale che prevede sequenze rigide e programmate di colture che si ripetono negli anni, senza variazioni sensibili dell'ordine. Costituisce un importante elemento per mantenere e/o migliorare la fertilità dei suoli (insieme a pratiche agronomiche come il sovescio) e quindi una risorsa per aumentarne il rendimento.
Si parla di rotazione delle colture quando coltivazioni diverse si succedono in un ordine definito sul medesimo terreno, ripetendo la medesima coltivazione nel tempo in cicli regolari. Possono quindi darsi rotazioni biennali, triennali, quadriennali e così via. La rotazione delle colture consiste nel non lasciare che su un terreno dato si avvicendi per due volte di seguito un ciclo colturale della stessa pianta o di piante della stessa famiglia.
La rotazione ha diversi vantaggi:
contribuisce ad interrompere il ciclo vitale degli organismi nocivi legati ad una certa coltura; in particolare, la successione di piante di famiglie differenti (per esempio, alternanza tra graminacee e piante oleaginose, tipo grano) permette di interrompere il ciclo di alcune malerbe;
grazie alla diversità dei sistemi radicali, il profilo del terreno è esplorato meglio, il che si traduce in un miglioramento delle caratteristiche fisiche del suolo e in particolare della sua struttura (limitandone il compattamento e la degradazione), e quindi della nutrizione delle piante;
l'impiego delle leguminose consente l'aggiunta di azoto simbiotico al suolo; più in generale, la composizione dei diversi residui colturali contribuisce alla qualità dell'humus.
La rotazione ha quindi un effetto importante sulla vita del terreno e sulla nutrizione delle piante.
Un altro vantaggio può consistere in una migliore ripartizione del carico di lavoro del terreno, con l'introduzione nel ciclo della rotazione di colture a prato o a maggese.
La rotazione era tradizionalmente molto praticata nel quadro di sistemi agricoli basati sulla multicultura e l'allevamento, ma è stata fortissimamente ridotta dalle pratiche monocolturali indotte dall' agricoltura intesiva(consistente nel coltivare anno dopo anno sullo stesso terreno la stessa specie, ad esempio il grano).

Principi di base della rotazione delle colture .
La scelta delle colture avviene in funzione degli obiettivi e dei bisogni dell'agricoltore, ma anche tenendo conto delle pratiche agricole, come la lavorazione della terra e il controllo dell' alleopatia e dalle erbe infestanti attraverso la sarchiatura o gli erbicidi .
Si possono alternare famiglie differenti, come cereali, leguminose, oleaginose, o alternare specie seminative autunnali con altre primaverili.
Nela scelta della successione colturale l'agricoltore è dipendente soprattutto dal rischio allelopatico , meno spesso dai rischi di trasmissione di malattie delle piante e dalla pressione di insetti voraci.
Così, è sconsigliabile far seguire il grano al mais, per il rischio di fusariosi. Per evitare malattie, la soia non deve essere coltivata due anni di seguito. Ugualmente, bisogna fare attenzione agli erbicidi utilizzati per ciascuna coltura successiva, per evitare che l'utilizzo eccessivo di alcuni composti chimici supporti la selezione di infestanti resistenti.
La scelta può anche tener conto dell'effetto della coltura precedente come fonte di azoto simbiotico, come accade per le leguminose. Ad esempio, la soia è spesso un buon precedente per il grano.
Infine, la rotazione può consentire un certo equilibrio dei terreni dedicati ad ogni coltura, e una stabilità, negli anni, della quota dedicata ad ogni investimento, cosa che non sempre i mercati permettono, giacché alcune colture possono attraversare fasi di sviluppo o di contrazione.

Eutrofizzazione

Con il termine eutrofizzazione si intende l'eccessivo accrescimento di piante acquatiche, per effetto della presenza nell'ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto o fosforo o zolfo provenienti da fonti naturali o antropiche (come i fertilizzanti, alcuni tipi di detersivo, gli scarichi civili o industriali), e il conseguente degrado dell'ambiente divenuto asfittico. L'accumulo di elementi come l'azoto e il fosforo causa il fenomeno dell'eutrofizzazione, cioè la proliferazione di alghe microscopiche che, non essendo smaltite dai consumatori primari, determinano una maggiore attività batterica; aumenta così il consumo di ossigeno, che viene a mancare ai pesci provocandone la morte.
Questo fenomeno è stato riconosciuto come un problema di
inquinamento in Europa e in Nord America verso la metà del XX secolo
e da allora si è andato sviluppando.
Negli ambienti acquatici si nota un notevole sviluppo della vegetazione e del
fitoplancton.Il loro aumento numerico presso la superficie dello specchio d'acqua comporta una limitazione degli scambi gassosi (e quindi anche del passaggio in soluzione dell'ossigeno atmosferico O2). Inoltre, quando le alghe muoiono vi è una conseguente forte diminuzione di ossigeno a causa della loro decomposizione ed i processi di putrefazione e fermentazione associati liberano grandi quantità di ammoniaca, metano e acido solfidrico, rendendo l'ambiente inospitale anche per altre forme di vita. Al posto dei microrganismi aerobici (che hanno bisogno di ossigeno
) subentrano quelli anaerobici (che non hanno bisogno di ossigeno) che sviluppano sostanze tossiche e maleodoranti.
Alcuni effetti negativi dell'eutrofizzazione sono:



  • Aumento della biomassa di fitoplancton

  • Sviluppo di specie tossiche di fitoplancton

  • Aumento della quantità di alghe gelatinose (mucillaggini)

  • Aumento delle piante acquatiche in prossimità dei litorali

  • Aumento della torbidità e del cattivo odore dell'acqua

  • Diminuzione della quantità di ossigeno disciolto nell'acqua

  • Diminuzione della diversità biotica

  • Scomparsa di alcune specie ittiche pregiate (i salmonidi)

Per contrastare l'eutrofizzazione sono necessari interventi che riducano gli afflussi di nutrienti ai corpi idrici (riduzione dei fertilizzanti in agricoltura, depurazione degli scarichi civili ed industriali, trattamento delle acque di scolo delle colture tramite agenti sequestranti ed impianti di fitodepurazione). Si ritiene che il riscaldamento globale contribuirà a peggiorare il fenomeno dell'eutrofizzazione. Il riscaldamento delle acque superficiali infatti fa diminuire la solubilità/span> dei gas (e quindi anche dell'ossigeno).

L'azoto nella pianta

L'azoto è il principale elemento fertilizante che condiziona la crescita dei vegetali, esso entra, infatti nella composizione delle proteine, degli enzimi, degli acidi nucleici, della clorofilla e di altre molecole organiche, inoltre, stimola l'attività vegetativa della piante.
L'azoto è assorbito dalla pianta prevalentemente come nitrato, ma anche come ione ammonio.
La carenza di azoto provoca l'ingiallimento delle foglie per mancanza di clorofilla e accrescimento stentato della pianta. L'eccessivo apporto di azoto determina uno sviluppo rigoglioso dell'apparato fogliare, una ritardata fruttificazione e una minore resistenza meccanica dei tessuti che stentano a lignificare, con possibile allettamento soprattutto nei cereali. Questo stato, inoltre, rende la pianta meno resistente agli attacchi dei parassiti (funghi e insetti) e al gelo. Un eccessivo assorbimento di azoto da parte delle piante, infine, può comportare fenomeni di accumulo di nitrati nei tessuti vegetali con conseguenti problemi di tossicità per gli animali che si nutrono di foraggi e per l'uomo.
Per vedere un video (commentato in italiano) fai click sul link qui sotto:

I Fertilizzanti

La fertilizzazione è la pratica culturale che ha maggiormente influito sull'aumento della produttività delle coltivazioni.Una pianta, anche se potenzialmente molto produttiva, in condizioni nutrizionali precarie, non riesce a produrre più di quanto la fertilità del terreno le consenta.L'agricoltura indrustializzata, caratterizzata dalle monoculture e dagli allevamenti senza terra, con forte apporto di energia ausiliaria, ha utilizzato i concimi chimici in modo massiccio per assecondare le esigenze sempre maggiori di produttività, fino ad arrivare a dosi di concimazione, specialmente per i concimi azotati, molto elevate e tali da generare, a volte, inquinamento sia negli alimenti, sia nelle falde acquifere destinate ad uso potabile.
Il sistema del suolo agrario aggredito in modo continuo e per un periodo molto lungo, non ha trovato, al suo interno, la potenzialità di trasformazione ed annullamento di questi apporti esagerati di concimi, che si sono rilevati un grosso problema ambientale di non facile risoluzione e che si aggrava sempre di più.Nel nostro paese, specialmente nella pianura padana, l'inquinamento delle falde acquifere da nitrati è ormai emergenza e l'eutrofizzazione delle acque superficiali crea non pochi problemi alla vita del mare Adriatico.L'agricoltura viene imputata come una delle cause principali di inquinamento delle acque per gli apporti in particolare di azoto e fosforo, sottoforma di concimi e di affluenti zootecnici.Per poter stabilire l'effettiva responsabilità degli inquinamenti da parte dell'azoto e del fosforo occorre analizzare il comportamento nel suolo dei diversi elementi fertilizzanti di origine agricola.

lunedì 14 aprile 2008

Apporto di azoto nel terreno da parte delle leguminose

Tutti i cereali autunno-vernini sfruttano la fertilità residua dei terreni, traendo vantaggi dalla coltivazione delle colture miglioratrici e da rinnovo Queste, potendo risolvere gran parte delle esigenze nutrizionali del cereale, devono essere adeguatamente scelte e curate, integrando nel terreno la biomassa vegetale residua alla loro coltivazione. Le colture leguminose, arricchendo il terreno di azoto, sono le precessioni più indicate. Gli ammendanti organici tipo letame e compost derivati, è più conveniente distribuirli abbondantemente sulle precessioni colturali e lasciare che il cereale ne sfrutti l'effetto residuo. I concimi organici apportatori di azoto si distribuiscono prima della semina o in copertura, ad integrazione dell'azoto già presente nel terreno, se si stima che esso non possa soddisfare le esigenze nutrizionali della coltura. In pre-semina possono essere integrati concimi per l'apporto di fosforo e potassio, la cui carenza, soprattutto per il potassio, è meno frequente e può essere ben controllata con una buona fertilizzazione della precessione colturale e l'interramento dei residui vegetali. Altri aspetti importanti per la disponibilità di nutrimenti sono la consociazione del cereale con una leguminosa e le lavorazioni del terreno. La consociazione cereale-leguminosa può risolvere gran parte dei problemi nutrizionali durante l'intera coltivazione. E' importante che le due specie non competano. La leguminosa svolgerà al meglio la sua funzione di coltura miglioratrice, in particolare fissando l'azoto nel terreno, così disponibile per il cereale nelle differenti fasi del ciclo. Le lavorazioni del terreno influenzano la disponibilità di nutrimenti nel terreno. La riduzione dell'intensità e della profondità di lavorazione preserva la struttura e la fertilità lungo il profilo del terreno interessato dalle radici del cereale e favorisce i processi di trasformazione della sostanza organica.

Le precessioni colturali.
Il ruolo svolto dalle precessioni è complesso: devono costituire un terreno favorevole al cereale, ossia dotato di forza vecchia, disponibilità di azoto e di tutte le condizioni che facilitano l'assunzione di nutrimenti (assenza di infestanti, buona struttura, disponibilità di elementi, ecc.). I successivi interventi diretti di fertilizzazione, sempre molto onerosi (reperimento e costo dei fertilizzanti) ed aleatori (effetti), si semplificano notevolmente. Le specie leguminose, sia foraggere che da granella, e le sarchiate da rinnovo sono le colture che meglio precedono i cereali autunno-vernini.Molto interessante è come tali colture gestiscono la fertilità del terreno:- effetti residui della fertilizzazione organica: gli apporti abbondanti di ammendanti organici sulle colture da rinnovo hanno elevato effetto residuo sul cereale. Possono risolvere le esigenze in fosforo e potassio ed in particolare possono lasciare una disponibilità di azoto fino a 50-60 kg/ha;- effetti residui delle lavorazioni del terreno (aratura, sarchiatura): se ben fatte (tempestività dell'intervento, intensità di lavorazione, profondità di interramento dei fertilizzanti, ecc.) favoriscono la formazione di buona struttura, maggiore disponibilità idrica, temperature migliori, tutti fattori importanti per la disponibilità di elementi nutritivi nel terreno;- controllo della flora infestante: è causa di competizioni e, quindi, di sottrazione di parte della fertilità del terreno e di energia luminosa. Le colture sarchiate e le colture di copertura, in particolar modo le foraggere che subiscono più sfalci, esercitano un buon contenimento della flora infestante;- reintegrazione di fertilità nel terreno: l'interramento della biomassa vegetale (concimi verdi) restituisce al suolo elementi nutritivi e ne migliora le caratteristiche fisiche e biologiche;- effetti delle leguminose: oltre alle sopra citate funzioni, le specie leguminose svolgono altre importantissime funzioni che regolano la disponibilità di elementi nutritivi nel terreno. Prima fra tutte l'apporto ex novo nel terreno di notevoli quantità di azoto. Potenzialmente la rottura di un medicaio può assicurare al cereale che lo segue, un apporto di 100 kg/ha di azoto, mentre il sovescio di una leguminosa annuale può apportare 50-60 kg/ha di azoto.

I concimi verdi
L'interramento della biomassa vegetale restituisce al terreno fertilità utilizzabile dalle colture in rotazione. Quantità, qualità e modalità di interramento della biomassa influiscono sul contenuto e disponibilità nel terreno degli elementi nutritivi. Questa operazione può fornire buona parte degli elementi nutritivi necessari al cereale ed influenzare la disponibilità di azoto nel suolo. La biomassa di specie leguminose è utilissima ai cereali, e non solo, poichè particolarmente ricca di azoto (stretto rapporto C/N). I processi di degradazione che subisce non ne limitano la disponibilità nel terreno (i microrganismi trovano sui residui stessi l'azoto per il proprio metabolismo, evitando di assumere quello presente nel terreno e disponibile per le piante). Inoltre per le leguminose a ciclo autunno-primaverile, i residui possono essere interrati precocemente, consentendo più efficienti processi di umificazione. I benefici dei sovesci totali di leguminose sono nettamente superiori a quelli che derivano dall'interramento dei soli residui colturali, dopo la raccolta della granella. Infatti, con essa, si allontana dal terreno anche molto dell'azoto fissato. Anche i residui colturali di specie da rinnovo (pomodoro, patata, barbabietola, girasole) sono abbondanti e di buona qualità, e, pur contenendono meno azoto rispetto ai residui di leguminose, se ben gestiti (trinciatura) non causano problemi di immobilizzazione dell'azoto del terreno. I residui colturali con elevato rapporto C/N, invece, possono provocare pericolose condizioni di carenze di azoto nel terreno nelle prime fasi colturali. E' un problema che può verificarsi con i residui colturali del colza, spesso inserito come precessione al grano duro. I microrganismi non trovando azoto sufficiente sulla biomassa da degradare, assumono quello minerale presente nel terreno, sottraendolo alle piante. Questo problema può essere contenuto interrando i residui all'inizio dell'estate, lontano dall'epoca di semina del grano, creando così le condizioni per l'inizio dei processi di degradazione e contenendo, in questo modo, anche i processi di allontanamento dell'azoto dal terreno. Prima dell'interramento può essere conveniente trinciare i residui con una fonte di azoto organico, o integrarla nel terreno in pre-semina.

Il Compostaggio Domestico

Il compostaggio domestico è un metodo che, imitando il ciclo della natura (in maniera controllata e accelerata), permette di ottenere dalla decomposizione dei rifiuti un terriccio ottimo per il giardinaggio e per l'agricoltura.

Per fare un
buon compost
le regole di base sono:
1) la giusta miscelazione tra scarti umidi (quelli di cucina) e scarti secchi (quelli del giardino);

2) un'adeguata aerazione (i microrganismi vivono in presenza di ossigeno, e solo in questo modo ci si garantisce dall'assenza di cattivi odori);

3) un'adeguata percentuale di umidità (se è troppo bassa il processo di decomposizione si rallenta, se è troppo alta i rifiuti tendono a marcire, generando cattivi odori);
4)la scelta del luogo adatto (possibilmente sotto un albero, o comunque in un luogo non troppo assolato d'estate e non troppo ombreggiato d'inverno);

5) la preparazione del fondo, con del materiale legnoso, per garantire il drenaggio dell'umidità in eccesso;
Dopo alcuni mesi, il compost è pronto.
Un compost maturo si riconosce comunque dal colore scuro, dall'aspetto soffice e dal profumo gradevole di terriccio di bosco
(niente a che vedere con il cattivo odore dei rifiuti!).
A seconda del grado di maturazione gli usi possono essere diversi. In genere un compost maturo, quindi molto stabile, lo si ottiene dopo 8-10 mesi, ed è ottimo per vasi fioriti, risemine di prati, e anche per ospitare radici. Il compostaggio è dunque un'ottima pratica per l'ambiente: innanzitutto perché permette di ridurre le quantità di rifiuti organici conferiti in discarica, allungando la durata delle discariche (che attualmente, a causa di tutti i rifiuti che produciamo si esauriscono nell'arco di pochi anni), riducendo i cattivi odori e la formazione del percolato, una sostanza potenzialmente molto inquinante per la falda acquifera.
Inoltre consente di ricavare del terriccio naturale e "genuino", risparmiando anche sul costo del fertilizzante che altrimenti dovremmo acquistare per i nostri giardini.

Agricoltura preindustriale autosufficiente, con lavoro animale intensivo

Può essere identificata con l'agricoltura tradizionale in cui è quasi sempre presente l'allevamento di bestiame.questo tipo di agricoltura si identifica nell'azienda appoderata, a conduzione familiare, a bassa meccanizzazione, nella policoltura consociata o in rotazione, con destinazione aziendale e al marcato locale.

Esistono due tipi di agricoltura tradizionale:

-Aziende agricole policolturali a sola produzione vegetale: viene attuata la coltivazione di specie erbacee e arboree attraverso la consociazione, l'avvicendamento o la rotazione. L'autoconservazione consiste nel mantenimento della fertilità praticando sovesci, rotazioni, consociazioni ecc..

-Aziende agricole policolturali, con allevamento del bestiame:viene attuata la coltivazione di specie vegetali per lo più foraggere accompagnate dall'allevamento di animali (bovini, ovini o caprini, avicoli, conigli o suini). L'autoconservazione oltre dal sistema policolturale viene accresciuta dalla produzione di deiezioni animali.

Questo tipo di agricoltura dal punto di vista ecologico assicura:

-la protezione del suolo dall'erosione ed il mantenimento delle relazioni biologiche preda/predatore.

-la migliore utilizzazione delle caratteristiche ambientali (radiazione solare, elementi nutritivi e acqua).

-la chiusura dei cicli geochimici degli elementi nutritivi attraverso la restituzione della sostanaza organica(letame o sovescio).

-migliore controllo delle infestanti, dei fitofagi e delle fitopatie.

-migliore distribuzione dei lavori nell'annata agraria, evitando i momenti di punta.

La coltivazione consociata


La parola coltivazione consociata significa coltivare nello stesso appezzamento di terreno due o più specie, le diverse specie che vengono coltivate nel terreno devono condividere lo stesso habitat occupando nicchie ecologiche differenti. La consociazione comporta:



  • la competizione nutrizionale;


  • l'escrezione degli elementi minerali negativi attraverso l'apparato radicale;


  • l'emissione di sostanze allelopatiche;


  • un utilizzo maggiore di azoto fissato dalle piante azotofissatrici.

Gli scopi della coltivazione consociata sono:




  • ottenere maggiori produzioni nell'appezzamento di terreno;


  • un miglioramento qualitattivo del prodotto;


  • crea una proteione per le piante più deboli;


  • favorisce la fecondazione incrociata.

AVVICENDAMENTO E ROTAZIONE


L'avvicendamento non è altro che una sequenza libera di colture, anno dopomanno senza nessuna limitazione di scelta.


L'avvicendamento è indispensabile per evitare la “stanchezza” del terreno che indica condizioni negative di abitabilità per determinate specie. La stanchezza del terreno provoca:




  • la perdita eccesiva di sostanza organica;


  • l'impoverimento strutturale degl'elementi nutrittivi e la riduzione dei microelementi;


  • l'alterazione della truttura del terrno;


  • uno sviluppo eccessivo di parassiti, e sostanze tossiche escrete dall radici di alcuni vegettali.

Le piante, per poter crescere e fruttificare, hanno bisogno di determinati elementi: aria, luce, acqua, sali minerali e humus.Ogni pianta ha bisogno dei sali minerali, ma diversi da pianta a pianta; per esempio i cereali assorbono molto azoto e fosforo e poco potassio; le leguminose molto potassio e fosforo, ma poco azoto e così via.


ROTAZIONE


La rotazione è una sequenza rigida e programmata di colture che si ripetono negli anni.


Costituisce un importante elemento per mantenere e migliorare la fertilità dei suoli e quindi una risorsa per aumentarne il rendimento. Si parla di rotazione delle colture quando coltivazioni diverse si succedono in un ordine definito su un appezzamento di terreno, ripetendo la stessa coltivazione nel tempo in cicli regolari. Possono verificarsi rotazioni biennali, triennali, quadriennali e così via.


La rotazione ha diversi vantaggi:




  • contribuisce ad interrompere il ciclo vitale degli organismi nocivi legati ad una certa coltura;


  • grazie alla diversità dei sistemi radicali, avviene un miglioramento delle caratteristiche fisiche del suolo e in particolare della sua struttura, e quindi della nutrizione delle piante;


  • l'impiego delle leguminose consente l'aggiunta di azoto simbiotico al suolo; più in generale, la composizione dei diversi residui colturali contribuisce alla qualità dell'humus.